12 Anni di carcere per chi dona a kiev: il tribunale di krasnodar scrive il copione del terrore

Un clic, una donazione, una condanna a 12 anni di colonia penale. Il tribunale regionale di Krasnodar ha trasformato un bonifico in “alto tradimento”, consegnando alla storia processuale russa il primo caso di reato di guerra per crowdfunding. La donna, il cui nome è ancora avvolto dal silenzio, ha versato soldi alle forze armate ucraine dopo essersi iscritta a un canale Telegram gestito da un cittadino di Kiev. L’importo non è stato reso noto: basta poco, evidentemente, per finire in un box di trasmissione dell’Fsb.

La strategia del terrore si chiama “precedente”

Due ore dopo la sentenza, un altro tribunale ha inflitto 15 e 16 anni a due ventenni accusati di aver dato fuoco a un tratto ferroviario su input dell’intelligence ucraina. Nessuna prova tecnica è stata esibita, solo confessioni filmate in cella. Lo schema è ormai collaudato: accusa di sabotaggio + legami con Kiev = pene che somigliano a ergastoli. Il messaggio è chiaro: chiunque può diventare un “agente di Kyiv” e la pena minima è un decennio.

Lo scorso settimana il Servizio federale di sicurezza ha ammesso di aver creato profili fake su Vkontakte per adescare possibili sabotor. Promettevano 300 mila rubli (circa 3.000 euro) per ogni traliccio abbattuto. Gli esili di Mosca parlano di provocazione istituzionale: indurre il reato per poi colpire il cittadino. Il Cremlino non smentisce, anzi pubblica il video dell’arresto con l’hashtag #TrappolaPatriottica.

I processi per “tradimento” sono triplicati dal 2022. Secondo il sito di monitoraggio OVD-Info, nel 2024 ne sono arrivati 47, contro 14 dell’anno precedente. Le indagini durano in media tre mesi, le difese sono spesse poche pagine, i giudici accolgono ogni richiesta del procuratore. Il tasso di assoluzione è zero.

Londra chiamò, mosca rispedì al mittente

Londra chiamò, mosca rispedì al mittente

Mentre i giudici firmavano le condanne, il ministero degli Esteri convocava l’incaricata d’affari britannica Danae Dholakia per consegnarle la fotografia del secondo segretario dell’ambasciata, persona non grata. Accusa: spionaggio economico e false dichiarazioni nel visto. Il Foreign Office ha liquidato la mossa come “assurdità propagandistica”, ma ha aumentato la scorta ai diplomatici rimasti a Mosca. Negli ultimi mesi, auto senza targa hanno imboccato più volte il viale che porta all’ambasciata; famiglie di funzionari hanno trovato biglietti minatori sul parabrezza.

Il circolo si chiude: dentro il Paese, ogni sospetto diventa prova; fuori, ogni protesta diventa “aggressione”. I numeri parlano da soli: 12 anni per un bonifico, 16 per un rogo, espulsione immediata per un incontro informale. Il prezzo della paura è scritto nero su bianco e il prossimo capitolo è già in redazione: il Senato prepara una legge che estenderà il reato di tradimento anche a chi semplicemente “fornisce consulenza” a organizzazioni straniere. Basterà un like per finire dietro le sbarre.