70.000 Tonnellate di cibo bloccate: la guerra nel golfo taglia la fame dell'afghanistan

Il blocco dello stretto di Hormuz ha trasformato 70.000 tonnellate di aiuti alimentari in ostaggi della geopolitica. Il Programma Alimentare Mondiale lancia l'allarme: è la catena di approvvigionamento più compromessa dal Covid e dalla guerra in Ucraina.

La via del pane diventa un labirinto di frontiere

La via del pane diventa un labirinto di frontiere

Corinne Fleischer, direttrice logistica del PMA, non usa mezzi termini. «I colli di bottiglia stanno strangolando le operazioni umanitarie». La guerra tra Iran e Stati Uniti ha trasformato il Golfo in un campo minato navale, ma il vero dramma si consuma lontano dalle telecamere, nei porti affollati dove container carichi di farina e legumi marciscono in attesa di un varco.

L'Afghanistan paga il prezzo più caro. Da quando Islamabad ha chiuso i suoi corridoi, i convogli devono percorrere 4.000 chilometri attraverso sei paesi, da Dubai fino ai valichi di frontiera turkmeni. Tre settimane in più di viaggio, mille euro aggiuntivi per ogni tonnellata. Un lusso che pochi donatori sono disposto a finanziare.

La nuova rotta terrestre è un patchwork di dogane corrotte e strade bombardate. I camion attraversano la Siria meridionale dove ancora scoppiano mine, risalgono la Turchia sud-orientale dove i posti di blocco curdi chiedono tangenti, per poi infilarsi nell'Azerbaigian dove i camionisti dormono con il motore acceso per paura dei furti. «È come giocare a Tetris con pezzi che non combaciano mai», racconta un coordinatore sul campo.

Ma c'è un dettaglio che nessuno mette nei comunicati: i magazzini di Karachi restano pieni di riso pakistano che nessuno può caricare. Le navi che partono da Mumbai verso Bandar Abbas tornano indietro mezze vuote. Un paradosso che fa lievitare i prezzi nel bazar di Kabul mentre nei depositi di Dubai i sacchi di grano prendono la muffa.

La Fleischer parla di «effetto domino» ma la realtà è più cruda: 17 milioni di afghani mangiano oggi pane raffermo pagato con i soldi di domani. Quando i telefoni squillano nei villaggi di Herat, non è per avvisare dell'arrivo dei camion. È per dire che non partono più.