92 Giovani dominicani lanciano l'agricoltura del futuro: titoli in mano, fame di cambiamento
Sono 92, tutti sotto i 25 anni, e hanno appena trasformato un pezzo di selva caraibica in laboratorio d’innovazione. A Bohechío, provincia di San Juan – dove il cartello stradale più visto recita “se vende casabe” – Luis Abinader ha consegnato i primi titoli del Recinto Sur de la Universidad ISA: 50 in Producción Agrícola, 42 in Tecnología de Alimentos. Nessun discorso da cerimonia: ha detto solo che «la educación convierte el talento en ascenso». Pochi secondi di applauso, poi è scattata la foto che Twitter domincano non ha ancora smesso di condividere.
Perché questa laurea vale più di un pezzo di carta
Il dato che fotografa il cambiamento: il 53% dei neo-tecnici arriva da famiglie che non possiedono neppure un ettaro. Hanno dormito in aule trasformate in dormitorio, hanno preso pullman scolastici che partono alle 4:30 da Barahona e arrivano alle 7:30 a Bohechío, hanno imparato a coltivare habanero su terreni dove prima cresceva solo marabú. Ora sanno usare droni per mappare la salinità del suolo e software open-source per tracciare la filiera del cacao. Il Ministero de Agricultura ha già pronte 150 pasantías retribuidas: 1.200 dollari dominicani al mese, contratto di sei mesi, possibilità di assunzione nei 32 centri di acopio pubblici.
Lo scenario che li attende è un Sud che produce il 38% del grano locale ma ha ancora perdite post-raccolta del 18%. Tradotto: ogni diego di mais che finisce nella mula perde quasi un quinto del suo valore prima di toccare il mercato. I 92 tecnici sono la risposta a quel buco. Il Banco Agrícola stima che se solo il 30% delle aziende associate adoperasse i loro protocolli di essicazione, il PIL agricola di San Juan crescerebbe del 2,4% in due anni. Per un territorio dove il reddito medio è 235 dollari mensili, si traduce in 19 milioni di dollari che oggi non esistono.

Il trucco politico dietro il toga party
Abinader ha inaugurato il campus due anni fa, quando i sondaggi lo davano in calo nel Sud. Ora corre per la rielezione e la foto con i diplomati in mano vale più di 30 spot televisivi. Ma c’è un dettaglio che nessuno nota: il 47% dei laureati sono donne. In una provincia dove il tasso di disoccupazione femminile sfiora il 28%, queste ragazze non solo troveranno lavoro; diventeranno capofamiglia. Il voto delle madri che mandano i figli a scuola con il borsello pieno di merenda è il vero premio che il presidente vuole incassare nel 2024.
Il rector Edwin Reyes, ex banchiere di Unicredit trasferitosi in Rep.Dom. per “coltivare capitale umano”, ha dichiarato che il prossimo step è un master in Agritech finanziato con 4 milioni di euro dal Fondo europeo di cooperazione. Vuole portare qui i professori di Wageningen, trasformare Bohechío in un hub di sperimentazione per il mais resistente alla siccità. Obiettivo: ridurre della metà l’import di grano americano entro il 2030. Se ci riesce, la piccola cittadina di 30.000 abitanti diventerà la Silicon Valley caraibica della filiera cerealicola.
Intanto, Alam Acosta – 23 anni, inglese fluente, Instagram pieno di foto mentre innesta piantine di cacao – ha già rifiutato un’offerta da 1.500 dollari al mese in un resort di Punta Cana. «Mi resta un debito con la mia comunità», dice. Partirà con tre compagni per creare la prima cooperativa di agro-export digitale del Sud: tracceranno ogni fava di cacao con QR code, la spediranno in Florida e la venderanno al doppio del prezzo di mercato. Il piano è ambizioso: 50 quintali il primo anno, 300 il terzo. Se il modello funziona, il governo garantirà un microcredito agevolato a tasso zero per altri 400 giovani. La chiave, spiega Acosta, «è trasformare il talento in fatturato prima che i politici tornino a prometterci il paradiso».
