Droneshield sbarca ad amsterdam: 98 milioni e un miliardo in coda d’attesa
Amsterdam non è più solo tulipani e Rembrandt. Da oggi è il quartier generale europeo di DroneShield, l’australiana che trasforma i droni nemici in ferraglia. Ha appena inaugurato il suo EU Centre of Excellence e già fattura in Europa più che in patria: 98 milioni di dollari nel 2025, il 45 % del fatturato globale. La pipeline? Un miliardo e duecento milioni. Cifra che fa tremare i ledger della concorrenza.
Il nuovo scacchiere si chiama benelux
La scelta di Amsterdam non è casuale. Un tiro diretto al cuore delle istituzioni Nato e Ue, a pochi passi da Bruxelles e dalle retrovie logistiche di Eindhoven. Qui DroneShield ha messo in piedi una fabbrica, un centro di manutenzione e una squadra di una dozzina di persone che parlano otto lingue senza accento da call center. Il tutto mentre l’Europa corre a riarmarsi con il piano ReArm Europe e il programma Readiness 2030, che impongono di spendere di più e di spendere “qui”.
Louis Gamarra, promosso a chief commercial officer, guiderà la truppa dal quartier generale affacciato sui canali. Il suo compito: trasformare quel miliardo di pipeline in ordini concreti prima che il vento geopolitico cambi direzione. «Vogliamo tagliare i tempi di consegna da mesi a settimane», ha dichiarato durante l’inaugurazione, alla presenza del segretario di Stato alla Difesa olandese Derk Boswijk e dell’ambasciatore australiano Greg French.

Il mercato? è già scoppiato
I droni civili diventati kamikaze hanno trasformato ogni stadio, centrale elettrica e caserma in un potenziale fronte. Dopo l’Ucraina, nessuno Stato vuole restare senza un “anti-drone” made in Europe. DroneShield ha così superato i concorrenti israeliani e americani sul loro stesso terreno: promette hardware prodotto a Eindhoven, aggiornamenti software in tempo reale e tecnici che arrivano in giornata, non in settimana. Il prezzo? Non è mai stato il primo criterio quando c’è da difendere una diga o un G7.
L’espansione olandese è solo l’inizio. La società è già in trattativa per aprire un secondo sito produttivo in Polonia, a un tiro di schioppo dal confine ucraino. Obiettivo: raddoppiare la capacità entro il 2027 e abbassare ancora i tempi di consegna per i paesi baltici, dove ogni minuto di attesa è un potenziale buco nel radar.
Il risultato? DroneShield non è più una startup australiana con un buon prodotto. È diventata il fornitore preferito di chi, in Europa, ha capito che il prossimo attentato potrebbe arrivare da un drone acquistato su Amazon e modificato con un po’ di C4. E ad Amsterdam, tra una bicicletta e un caffè, hanno già pronta la risposta.
