Fatturava sessioni di gruppo come terapie individuali: catena di cliniche paga 5 milioni
Team Rehab ha gonfiato i rimborsi federali per sei anni, presentando lezioni collettive come se fossero trattamenti one-to-one. Adesso la catena con 140 centri di fisioterapia in cinque Stati firma un assegno da 4,96 milioni di dollari e chiude l’inchiesta per frode ai danni di Medicare, Medicaid e perfino del Dipartimento degli Affari dei Veterani.
Il trucco dei codici cpt spiegato in tre secondi
Quando un terapista lavora con un solo paziente usa i codici 97110 o 97140, quelli che pagano di più. Team Rehab li ha applicati anche mentre un intero gruppo si muoveva su tappetini in fila. Risultato: la tariffa sale, il servizio resta uguale. L’FBI ha calcolato un sovraccredito sistematico dal 2018 al 2024, anno in cui il fatturato artificiale è crollato sotto i riflettori del procuratore federale Jerome Gorgon.
L’accordo civile, reso pubblico martedì, mette fine a una causa “sealed” partita da un’ex dipendente, la relatrice Thornton, che ora incasserà 919.356 $ di premio whistleblower. Il resto del bottino torna ai programmi sanitari truffati: 2,3 milioni a Medicare, 1,1 a Medicaid, quote minori a TRICARE e al piano benefici per i dipendenti federali.

Michigan capitale del pasticcio contabile
Mentre le 140 cliniche sono sparse tra Illinois, Indiana, Wisconsin e Georgia, sono i 42 centri del Michigan a concentrare il maggior numero di pratiche sospette. A Detroit, il procuratore ha trovato file cartacei in cui la voce “1:1” era scritta a penna sopra fogli di firma collettiva. Un dettaglio che, in tribunale, pesa più di qualunque perizia contabile.
Dopo l’audit, Team Rehab ha cambiato software di registrazione, nominato un compliance officer e imposto a ogni terapista un badge elettronico che traccia il tempo effettivo con il singolo assistito. Prove di buona volontà che non hanno impedito la maxi-multa, ma hanno convinto il Dipartimento di Giustizia a chiudere il caso senza accuse penali.
La lezione è chiara: i pagatori pubblici stanno finanziando software di data-mining sempre più aggressivi. Basta un mismatch tra orari di prenotazione e codice utilizzato per far scattare l’indagine. Chi specula sulle prestazioni sanitarie, prima o poi, trova il conto in sospeso.