I data center mangeranno 1,7 trilioni di dollari entro il 2030: tre titoli per non farsi fregare il treno

Il conto alla rovescia è già partito: tra sei anni il pianeta spenderà 1,7 trilioni di dollari per far respirare l’intelligenza artificiale. Dell’Oro Group stappa lo spumante, i big di Silicon Valley stanno già scrivendo assegni più grossi del PIL di mezza Europa. Chi si accomoda prima sul treno, trova ancora posto. Chi arriva dopo, paga il sovrapprezzo.

Perché nvidia continua a seminare miliardi

Il mantra è semplice: senza GPU di Jensen Huang, nessun modello sa neanche scrivere “ciao”. Il fatturato data-center di Nvidia è cresciuto del 75% su base annua e del 22% sul trimestre precedente. Tradotto: le aziende litigano per le sue schede come se fossere biglietti per un concerto di Taylor Swift. Con un utile di 120 miliardi in tasca, Nvidia viaggia a un multiplo di 21 volte il profitto atteso: caro, ma non folle. E se l’ordine cumulativo per Blackwell e Rubin supererà il trilione entro il 2027, il “caro” diventa un dettaglio per ricchi.

Nebius, il costruttore che cresce più dell’inflazione

Nebius, il costruttore che cresce più dell’inflazione

Mettere le mani su una piattaforma cloud AI è diventato come cercare un monolocale a Porta Venezia: pochi metri, tanti zeri. Nebius ha firmato contratti multimilardari, fatto esplodere il fatturato del 547% e promette di salire da 1,2 miliardi a 9 miliardi di ricavi annuali nel giro di due anni. Costruisce i propri impianti, tiene i margini al 24% di Ebitda e si guarda allo specchio: “Sono il nuovo armatore della febbre del rame”. Se la domanda dovesse rallentare, resterà comunere con le chiavi di un sacco di megawatt vuoti: meglio che avere solo PowerPoint.

Hut 8, il gigante elettrico che firma contratti da 15 anni

L’energia è il nuovo oro nero. Hut 8 ha stretto un patto da 7 miliardi con Fluidstack e Anthropic per fornire 245 megawatt subito e oltre 2 gigawatt più avanti. In garage ci sono altri 8,5 gigawatt di progetti. JPMorgan e Goldman Sachs hanno già firmato i finanziamenti: quando le banche d’Affari mettono la faccia, il rischio esecutivo cala. L’Ebitda dovrebbe balzare da 130 a 746 milioni nel 2028. La capitalizzazione è di 5,8 miliardi: se anche solo metà del pipeline diventa cash, il titolo può triplicare. Certo, i cantieri possono incagliarsi, i comuni possono bloccare i cavi, ma senza rischio non si scrive “venture”.

Il gioco è a somma zero: o ti siedi al tavolo ora, o guardi gli altri vincere. La corsa all’AI non è una bolla, è una trincea dove si contano i chip, i megawatt e i contratti decennali. Tra sei anni 1,7 trilioni di dollari avranno un indirizzo preciso: meglio se è il tuo.