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La norvegia scommette 115 miliardi sullo scudo militare: oslo pronta a spendere il 3,5% del pil entro il 2035

È una cifra che fa tremare i conti pubblici, ma che mette le ali all’industria della difesa: 115 miliardi di corone norvegesi, pari a circa 10 miliardi di euro, per raddrizzare la linea del fronte artico. Il governo di Oslo ha firmato la revisione più aggressiva del proprio piano di difesa a lungo termine, spostando in avanti di sei anni l’investimento massimo: 31 miliardi arriveranno già entro il 2030, con una corsa accelerata su droni, guerra elettronica e contraerei a corto raggio.

La minaccia è nel fiordo, non solo in ucraina

I numeri raccontano una storia che i politici preferiscono non urlare: la Russia ha trasformato il Mar di Barents in un cantiere navale di sottomarini nucleari e Oslo risponde blindando la costa. Le nuove risorse finanzieranno in modo prioritario la difesa navale e aerea, con un occhio puntato sui sistemi di precisione e sulla neutralizzazione dei droni. Non è un caso: il 55% dell’intero budget sarà destinato a tecnologie che ancora non esistevano cinque anni fa.

La fretta è dettata dal calendario. Il premier Jonas Gahr Støre ha fatto sapere che il livello di spesa militare toccare quota 3,5% del Pil nel 2035, contro l’attuale 2,1%. Un balzo che colloca la Norvegia sopra la media Nato e che costringe i ministeri civili a mettere mano ai propri capitoli di spesa per trovare le coperture.

Kongsberg traccia la rotta e vola in borsa

Kongsberg traccia la rotta e vola in borsa

Chi trae beneficio immediato è Kongsberg Gruppen, colosso norvegese specializzato in sistemi missilistici e sensori. Pareto Securities ha alzato il rating sul titolo dopo l’annuncio: l’accelerazione sugli acquisti di contraerei a corto raggio e sistemi anti-drone promette un flusso di ordini costante fino al 2030, mentre il programma delle fregate – cinque navi già in costruzione e altre in cantiere – garantirà lavori di manutenzione decennali.

La chiave è la standardizzazione. Oslo sta spingendo per una flotta omogenea, con componenti intercambiabili e software aggiornati via etere. Un cambio di filosofia che trasforma ogni singola nave in una piattaforma di lancio per nuovi contratti. Kongsberg detiene già il 70% del mercato locale di sistemi di combattimento navali; adesso può mirare a blindare quel vantaggio per i prossimi quindici anni.

Il resto dell’Europa guarda con una certa inquietudine. La Norvegia ha scelto la via norvegese: tassare il gas e trasformare i profitti in cannoni. Nessun paese dell’Ue ha ancora annunciato un incremento così netto, nemmeno davanti alla minaccia concreta. La lezione di Oslo è brutale: la guerra fredda è tornata a costare cara, e chi non mette mano al portafoglio rischia di restare fuori dal nuovo scacchiere artico.

La freccia è partita. I 115 miliardi sono solo l’inizio: il vero prezzo da pagare sarà quello della stabilità energetica, perché ogni corona destinata ai missili è una corona tolta alla transizione verde. Oslo lo sa, ma ha deciso che la sirena della difesa è più forte di quella del clima. Stavolta i numeri non mentono: la sicurezza ha un costo, e la Norvegia lo sta pagando in anticipo.