Logan square si ribella: 3,5 milioni di dollari per sgomberare 40 famiglie

«Non è una vendita, è un'evizione mascherata». Con queste parole Tim Grandon, inquilino da dieci anni del palazzo rosso di Francisco Avenue e Schubert, ha chiuso il microfono domenica scorsa davanti a una cinquantina di residenti stretti intorno al cartello Three Black Cats Tenant Association. Alle loro spalle, l'edificio in mattoni dal 1923 con le inferriate verdi che proprio venerdì è comparso su LoopNet con il cartello “For Sale – $3.5 M”. Un prezzo che, tradotto in affitti di mercato, significa l'addio per almeno 40 nuclei che pagano tra i 950 e i 1.200 dollari al mese.

Lo sguardo di Grandon — camicia di flanella e occhiaie da tre notti insonni — si è posato sul gruppo di bambini che giocavano a campana sul marciapite. «Per noi operai non esiste il diritto di comprare la casa in cui si crescono i figli», ha detto, la voce che si spezza sul finale. La frase è diventata l'hashtag #WorkingClassCantBuy, già ripreso da due consiglieri comunali che promettono emendamenti all'ordinanza Northwest Side Preservation, la stessa che avrebbe dovuto garantire il diritto di prelazione agli inquilini.

Come funziona (o non funziona) il diritto di prelazione

La norma, firmata nel 2020, concede 180 giorni per raccogliere un'offerta concorrenziale. Peccato che l'assistenza legale gratuita copra solo la parcella dell'avvocato: per l'acquisizione serve un consorzio che metta sul piatto il 25% del prezzo in contanti. «Facciamo due conti», mi ha spiegato Jasmine Torres, cassiera di un Whole Foods e madre single. «Serve un anticipo di 875.000 dollari. Con il mio stipendio da 41.600 lordi all'anno ci metterei 21 se non mangiassi».

Il sindacato inquilini ha quindi stretto un accordo con il Chicago Community Land Trust, che ha avviato una campagna di crowdfunding: in quattro giorni ha raccolto 47.000 dollari, cifra che copre appena l'1,3% del taglio richiesto. Intanto il broker Marcus & Millichap gira il prospetto a fondi immobiliari di New York e San Francisco, dove il multiplo di 8,5 volte il reddito da affitto è considerato un affare a prescindere dal tasso di sfratto che ne conseguirà.

Il condominio dove i gatti neri tengono banco

Il condominio dove i gatti neri tengono banco

Il soprannome “Three Black Cats” nasce da un murales pop-art dipinto nel 2016 sul muro laterale: tre felini stilizzati che, secondo la leggenda del quartiere, “portano i soldi solo ai proprietari”. Un'ironia che oggi suona beffarda. L'autore, l'artista messicano Raul Moyado, è tornato domenica con un pennello e un barattolo di vernice nera per aggiungere una scritta: «No se vende, se defiende».

Il palazzo ospita 18 appartamenti da uno e due locali, tutti sotto il 30% dell'Area Median Income. Se il nuovo acquirente decidesse di convertire in “luxury condos”, il valore per unità potrebbe superare i 450.000 dollari, abbattendo l'attuale rendimento del 4,2% ma triplicando il capitale in cinque anni. È il calcolo freddo che nessuno dice ad alta voce, ma che compare in calce ai fogli Excel che girano tra gli investitori.

Il 19 giugno scadrà il termine per presentare un'offerta vincolante. Intanto i condizionatori dalle finestre gocciolano sul marciapite, le famiglie hanno piantato fiori di plastica nei vasi perché «non vale la pena curare un giardino che non sarà più nostro», e il supermercato di fronte ha già ridotto gli scaffali di prodotti latinoamericani, certo che il nuovo target consumerà kombucha e tofu. La storia, come al solito, la scrivono i numeri: 3,5 milioni contro zero. E zero, a Chicago, è il peso di un contratto d'affitto quando scatta la gentrificazione.