Tel aviv incassa 14 miliardi e spunta il dubbio: israele corre anche senza pace
La notizia è un ceffone in piena regola a chi scommetteva sul collasso dell’ecosistema israeliano: Tel Aviv ha raccolto 14,1 miliardi di dollari in venture capital nel 2025, +77% sul 2024. Gli exit — cioè le cessioni di quote o l’intera vendita delle società — hanno toccato 46 miliardi, record assoluto. I razzi continuano a cadere, ma i fondi continuano a firmare.
Il dato che nessuno si aspettava
Il rapporto dell’Autorità per l’Innovazione, consegnato al governo la scorsa settimana, fotografa 2.600 startup attive e 190 multinazionali con R&D in città. Ventitré nuovi centri di ricerca internazionali hanno aperto i battenti nel 2025, un ritmo di due al mese. Il 61% del denaro fresco arriva da fuori confine: fondi di Palo Alto, Londra, Seul. Persino due family office cinesi, che fino a ieri non mettevano piede in Medio Oriente, hanno firmato term-sheet.
La geografia del capitale si è spaccata in due: da un lato i grandi generali — Insight, Sequoia, Bessemer — che rientrano con check da 200-300 milioni; dall’altro 422 micro-gestori, spesso prima volta in Israele, che provano a rifarsi il pedigree puntando sul cyber e sull’AI generativa. Il risultato è un ecosistema iper-liquido dove la valutazione media di serie A è salita a 68 milioni, il doppio rispetto a Berlino.

Perché non si è spezzato il giocattolo
La spiegazione è brutale: il conflitto ha trasformato la guerra in un laboratorio commerciale. Le startup di intelligence artificiale per il reconnaissance satellitare hanno triplicato il fatturato; quelle di drone-swarm fanno exit da 400 milioni dopo tre anni. Il Ministero della Difesa, con il programma Dual-Use Fast Track, garantisce contratti da 5-7 milioni prima ancora della serie A. È welfare aziendale, solo che esplode.
Lo Stato, inoltre, ha piazzato 1,2 miliardi di shekel in incentivi fiscali per chi mantiene la sede legale entro il Gush Dan. Risultato: nessuna scale-up è emigrata a Dubai, come temevano gli analisti di ottobre. Anzi, tre unicorni — Transmit Security, OwnBackup e la meno nota Zero Networks — hanno annunciato IPO Nasdaq per Q1-2026, roadshow permettendo.
Il punto debole che nessuno stampa
Il 42% dei dipendenti tech risulta ancora in congedo militare o in pre-allert. Le HR fanno i conti con turnover del 28%, il doppio della Valley. E il costo del capitale è schizzato: i bond corporate israeliani decennali viaggiano a 5,8%, 180 punti base sopra il Treasury. Traduzione: la crescita è reale, ma ogni round successivo costa sangue.
Resta il fatto che Tel Aviv ha appena dimostrato a Cina, Europa e fondi pensione norvegesi che l’innovazione può prosperare anche sotto i bombardamenti. Non è retorica da venture festival: è un bilancio in cui il profit ha mangiato la paura in due semestri. Se il 2026 dovesse replicare questi numeri, il premio Nobel per la pace lo daranno a un algoritmo.
