ambiente

Il merlo falco rischia di sparire: 200 specie britanniche in estinzione entro il 2050

Il merlo falco, rapace più piccolo del Regno Unito, potrebbe diventare un ricordo fra vent'anni. Secondo lo studio appena pubblicato suNature Communications, sono oltre 200 le specie native che scompariranno definitivamente dalle Isole britanniche se il clima e il suolo continueranno a essere maltrattati come oggi.

Il Centro di ecologia e idrologia di Wallingford ha messo nero su bianco ciò che gli ornithologi sospettano da tempo: la prossima generazione potrebbe non vedere più la mountain ringlet sfiorare le brughiere scozzesi né l'orchide bruciata tingersi di rosso tra i prati del Dorset. Bastano sei scenari, modellati al computer, per capire che il punto di non ritorno è dietro l'angolo.

La finestra si chiude nel 2044

Rob Cooke, ecologo senior e autore principale, non usa mezzi termini: «Le decisioni che prenderemo nei prossimi 240 mesi decideranno se il Paese resterà un rifugio per la biodiversità oppure diventerà un museo a cielo aperto». Il team ha simulato mondi possibili: dall'intensificazione urbana e agricola che porta il riscaldamento a +4 °C, fino alla decrescita della carne e alla ri-naturalizzazione del 25% del territorio. Nel caso peggiore, 196 piante, 31 uccelli e 7 farfalle si estingueranno a tempo di record, triplicando il tasso storico di perdite.

Lo scorso settembre, sulle colline del Peak District, i volontari della British Trust for Ornithology hanno contato appena 43 coppie di merlo falco: un terzo rispetto al 1995. «Se il clima diventa più caldo, le prede migrano nord e il rapace resta senza cibo», spiega Cooke. Lo stesso vale per la farfalla heath fritillary, che perde il suo unico ospite, la violaccia palustre, quando i pascoli vengati vengono dissodati per coltivare grano.

Il suolo britannico è già semideserto

Il suolo britannico è già semideserto

Il Regno Unito figura tra le regioni più povere di natura del pianeta: il State of Nature Report 2023 certifica un declino del 19% della biodiversità terrestre dal 1970. I dati sono impietosi: il 72% delle superfici è coltivato o urbanizzato, il 97% dei prati semi-naturali è scomparso. «Non parliamo di un problema remoto», osserva Cooke, «ogni ettaro perso è un tassello che smonta il mosaico ecologico locale».

Perciò anche lo scenario