Ania ordina la svolta a riazor: «serve un successo per cancellare l’ansia»

L’aria di Cordoba profuma di Cordobazo solo nella memoria. Ora è solo paura. Sette assenti, due ko muscolari gravi, una spirale di sconfitte: Iván Ania convoca la stampa e scarica il peso sul prossimo match. «Non è una finale», dice, «ma ci serve il colpo per smettere di tremare».

La conta dei feriti e la teoria del “meglio quando eravamo in dieci”

Fomeyem ancora senza data, Adilson «colpito nell’anima», Marín, Trilli, Ortiz, Requena e Alcedo: sette sigle che valgono quasi un’altra formazione. Ania però sorride, o almeno prova: «Il nostro momento migliore è arrivato con più assenti di adesso». È la vecchia favola dello spogliatoio ridotto a plotone di marcia forzata, ma serve a tenere lontano il pensiero che la preparazione fisica possa essere in default. «Infortuni normali», tuona, «non c’entra il mio staff».

Il calendario non perdona: domani sera al Riazor il Deportivo ha il miglior attacco della fase, 56 gol, e la difesa che meno ha tremato. «Ti bastano due sbavature e ti chiudono la partita senza dominarla», avverte l’allenatore asturiano. Tradotto: la gallega non schiaccia, ma piazza il colpo di grado.

Il piano per uscire dal tunnel: meno rotazioni, più orgoglio

Il piano per uscire dal tunnel: meno rotazioni, più orgoglio

Ania non parla di turnover, bensì di «aggiustamenti tattici pensati per Lugo». Vuole rivedere il Cordoba arroccato dentro il proprio terzo di campo, squadra «che non si spaventava» quando la palla diventava un proiettile. La metafora è chiara: se il primo gol arriva, «tutto quello che oggi appare nero torna colorato».

Lo spogliatoio ha bisogno dello stesso effetto-placebo. I tifosi chiedono capri espiatori, la dirigenza tace, i giornali parlano di crisi nervosa. Ania alza la voce solo per difendere il gruppo: «Siamo ancora in corsa, dieci giornate valgono trenta punti». La frase è un mantra, ma anche un conto alla rovescia: se domani non si conquistano i tre punti, il cammino verso la salveza diventa un’impresa da miracolo sportivo.

Il tecnico conclude con un pensiero al portoghese Adilson, reduce da un nuovo stop ai legamenti: «Gli dico che tornerà più forte, ma dentro so che adesso piange». È l’unica concessione al pathos, poi torna sul pezzo: «A Riazor servirà cuore e precisione chirurgica. Il resto è aria fritta».

La verità? Il Cordoba naviga a vista, con il serbatoio delle energie psicologiche quasi vuoto. Un’altra sconfitta e l’ansia diventerà un’epidemia. Una vittoria, invece, potrebbe trasformare la stagione in un’altra storia. Per adesso conta solo il 90 minuti di Coruña: dentro o fuori dal baratro.