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Antonelli scatenato: a suzuka il baby leader che mette in riga russell e la mercedes

Il vento di Shizuoka ha portato via ogni freno. A 19 anni e mezzo, Kimi Antonelli ha conquistato Suzuka e, di colpo, l’intero mondiale: due vittorie di fila, nove punti di margine su George Russell e la Mercedes che, per la prima volta dopo anni, può di nuovo permettersi il lusso di far correre i propri piloti «senza padrino».

Così Toto Wolff ha spento la discussione sulle team orders: «Siamo a gara tre, la macchina va come un treno e loro sono liberi di darsele. Vedremo più avanti se servirà intervenire». Tradotto: finché il distacco resta su questi livelli, il guinzaglio resta in garage.

Il record che nessuno raccontava più

Antonelli è diventato il più giovane leader iridato della storia, ma soprattutto il primo italiano a vincere due Gran Premi consecutivi dopo Alberto Ascari nel lontano 1953. Un’eternità, se ci pensate: Enzo Ferrari era ancora un uomo in gambetta a Maranello e la Formula 1 correva su circuiti che oggi sembrano strade di campagna.

Il ragazzo di Castione Andevenno ha trasformato Suzuka in un autodromo privato: partenza, ghiaccio, controllo. Russell, intanto, continua a raccogliere soltanto sfortuna. In Cina un problema meccanico in qualifica, in Giappone un set-up che ha trasformato la W15 in una slitta. «Il safety-cadence è arrivato un giro dopo il mio pit: stavo già sparendo nel vuoto», ha raccontato con un sorriso amaro.

Il conto ancora non torna

Il conto ancora non torna

Tre gare, tre vittorie Mercedes. Numeri da dominio annunciato, ma con un dettaglio che puzza di rivoluzione: il pilota più giovane è anche quello che guida la classifica. Eppure, se scorri i dati, Russell ha comunque fatto segnare il giro più veloce in gara, il miglior tempo al secondo settore, la minima perdita in curva 130R. Il problema? Tutto è successo quando la corsa era già compromessa.

«Sono episodi», si è difeso l’inglese. «So cosa vale la mia destra sul gas e so anche che 22 gare sono un maratona. A Miami riscatto». Ma la verità è che la matematica inizia a farsi nemica: se l’italiano continua a vincere, il 28enne dovrà rosicchiare almeno 0,4 punti a gara solo per pareggiare. Nessun calcolatore serve: serve un colpo d’ala.

La paesa che nessuno si aspettava

La paesa che nessuno si aspettava

Il prossimo appuntamento è tra cinque settimane, a Miami. Nel frattempo la F1 si ferma perché Bahrain e Jeddah sono saltati per motivi geopolitici. Un vuoto che la Mercedes può trasformare in vantaggio: altri sviluppi, nuove carrozzerie, ore di galleria del vento. «Lavoreremo come dannati», ha promesso Wolff. Tradotto: chi ha la macchina migliore adesso rischia di trovarsi con un’astronave tra un mese.

Intanto Antonelli è già tornato a casa, in Valtellina, con un carnet di vittorie che molti piloti non collezionano in carriera. «Non mi sento leader», ha detto davanti al caffeè del paese. «Mi sento solo un ragazzo che ha vinto due gare di fila». La gente gli stringe la mano come se fosse già un campione. Lui resta a guardare l’orologio: tra 35 giorni si ricomincia e, in fondo, la storia è appena agli atti aperti.

La Formula 1, per anni abituata a duelli gerontocratici, ha trovato il suo ragazzo prodigio. E Mercedes, che aveva perso la bussola, ha ritrovato due velocisti disposti a scontrarsi in pista pur di vincere. Il campionato è lungo, ma la sensazione è che il guinzaglio tolto oggi non tornerà più al collo. Perché quando il sangue è giovane, l’unico freno è il traguardo che ancora non vedi.