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Il gufo di harry potter entra nella lista rossa onu: 40 specie migratrici ora sono patrimonio da difendere

Campo Verde, Pantanal brasiliano. Alle 18.42 di domenica il gavel ha chiuso la quindicesima Conferenza delle Parti della Convenzione Onu sulle specie migratorie. In quell’istante il Bubo scandiacus, il gufo delle nevi reso celebre da Hogwarts, è diventato ufficialmente oggetto di protezione internazionale. Non è un retroscena da fan club: è un pezzo di trattato che obbliga 132 Stati e l’Ue a salvare l’uccello simbolo delle tundre dal collasso.

Cinque giorni per fermare la corsa all’estinzione

La lista è lunga e fa male. 40 nuove specie sono entrate nell’appendice della Cms, il dossier che detta leggi trasversali ai confini. C’è lo squalo martello gigante, Sphyrna mokarran, il cui numero è crollato dell’83 % in sessant’anni. C’è il tringa godwit hudsoniano, uccello costiero che perde il 60 % della popolazione ogni decennio. E ancora: iena striata, ghepardo, lontra gigante. Tutte creature che non conoscono passaporti, ma che incrociano cieli, fiumi e deserti secondo rotte millenarie ora sbarrate da dighe, reti, aridi climi.

Il dato: il 49 % delle specie tutelate dalla convenzione è in declino, il 24 % è a un passo dall’estinzione globale. «Siamo arrivati a Campo Grande sapendo metà delle specie protette in calo», ha detto Amy Fraenkel, segretario esecutivo della Cms. «Ce ne andiamo con impegni più stringenti, ma le specie non aspettano il prossimo vertice».

Il pantanal come specchio del pianeta

Il pantanal come specchio del pianeta

La scelta del Pantanal, la più grande palude continentale, non è casuale. È lì che l’Amazzonia si scioglie in un labirinto d’acqua dove convivono giaguari e 600 specie di pesci. È lì che il governo di Brasilia ha voluto mostrare la faccia buona della conservazione, a pochi mesi da Belém dove, all’ultima Cop sul clima, Usa, Cina e India hanno fatto il vuoto attorno al tavolo delle trattative.

Mentre i negoziatori chiudevano i dossier, un rapporto gemello pubblicato martedì descriveva il crollo delle popolazioni di pesci migratori di acqua dolce: -81 % dal 1970. «Dal Danubio all’Amazzone, i fiumi stanno morendo di sete», sintetizza un delegato europeo. «E senza pesci, muore la catena alimentare di 60 milioni di persone che vivono lungo gli argini».

L’obbligo: i paesi firmatari devono ora prevenire ostacoli alla migrazione, ripristinare gli habitat, coordinarsi con gli stati di transito. Il gufo delle nevi, per esempio, nidifica in Alaska e sverna nel Kansas; se anche solo una tappa – caccia, elettrodotto, cambiamento climatico – manca, l’anello si spezza.

Il prossimo passo? non basta scrivere il nome su un foglio

Il prossimo passo? non basta scrivere il nome su un foglio

La cronistoria è piena di liste dimenticate. Il gufo maltese, l’orso bruno marsicano, la balena franca: tutti specie “protette” che continuano a scomparire. «La differenza stavolta è che il testo stringe i tempi», osserva un funzionario italiano. «Entro due anni ogni stato dovrà presentare un piano operativo con fondi, mappe, controlli. E il Brasile, presidente di turno, ha già annunciato un fondo di 60 milioni di dollari per i corridoi migratori del Pantanal».

La notte brasiliana ha chiuso i lavori con una scena surreale: delegati in giacca e cravatta che toccavano per la prima volta la pelle di un giaguaro imbalsamato, esposto nell’atrio del centro congressi. Un reminder tattile: proteggere su carta è facile; restituire vita, molto meno.

Il gufo di Harry Potter ha ottenuto il suo salvacondotto. Tocca ora a noi onorare la magia, senza aspettare un nuovo romanzo.