Rembrandt raddoppia: il «doppio» svalutato è autentico e ora confronta chicago

Per trecentovent’anni ha fatto la muffa in un castello inglese, etichettata come «copia bottega». Oggi quel Vecchio con catena d’oro — versione tela, qualche centimetro più piccola del celebre dipinto su tavola dell’Art Institute of Chicago — è tornata a respirare nel medesimo salotto del maestro. E, udite udite, Gary Schwartz la promuove a firma autografa di Rembrandt.

Lo schiaffo a bode e la rivincita di un collezionista

Il colpo di scena è firmato dal pioniere di Ankeveen, olandese doc, che da cinquant’anni smonta e rimonta cataloghi come altri cambiano scarpe. Nel 1912 il potentissimo storico tedesco Wilhelm Bode bollò la versione inglese come «riproduzione agile». Nessuno gli contestò. Schwartz oggi gliene tira uno di quelli che fanno rumore: «Bode non fornì una sola prova. Solo un pregiudizio.»

Il dipinto arrivò nella famiglia Newman nel 1898, quando il bisnonno di Sir Francis sborsò una cifra da capogiro alla galleria londinese Agnews. Poi il declino: etichetta di bottega, oblio, soffitta. «Io ci ho fatto colazione sotto per trent’anni,» scherza oggi il rampollo. «Il mistero era il mio lusso privato.»

La scienza smonta il racconto del «pupillo»

La scienza smonta il racconto del «pupillo»

Raggi X, infrarossi, analisi dei pigmenti: la tela cambridgeiana monta lo stesso doppio strato di imprimitura a olio che Rembrandt usò nel ’32-’33, stessi pigmenti, stessa tela. Ma — ed è qui la chiave — non mostra pentimenti. Chicago sì: sotto il berretto a penna si intravedono svarioni e correzioni. «Se fosse stato un allievo, avrebbe sbagliato e il maestro lo avrebbe corretto,» taglia corto Schwartz. «Qui l’esecuzione è chirurgica. È lo stesso artista che rifà, passo per passo, il soggetto che gli è riuscito meglio.»

Una testimonianza del 1699, ritrovata negli archivi di Amsterdam, fa da coro: «Raramente un pittore d’Olanda non ripete un quadro che piace, o che gli vien commissionato identico.»

Il prezzo del ritorno e il paradosso del mercato

Il prezzo del ritorno e il paradosso del mercato

Se l’attribuzione regge, la piccola tela potrebbe valere oltre 20 milioni di sterline. Ma Sir Francis non sembra tentato. «Se diventa ufficialmente Rembrandt, finirà in un museo. Io lo guardo dal 1993. Mi piace l’idea che stia ancora lì, al suo posto, a farmi domande.»

Il direttore del Hamilton Kerr Institute, che ha firmato le analisi, è più prosaico: «Non è solo una questione di soldi. È un cambio di prospettiva: centinaia di “copie” in soffitte potrebbero rialzare la testa.»

L’Art Institute, diplomatico, si limita a dire che «la conversazione è aperta». Ma nei corridoi si respira entusiasmo: due gemelli separati dal 1632 che, per la prima volta, si guardano in faccia. Uno ha fame di riscatto, l’altro di conferme. Entrambi, però, portano la stessa firma. E stavolta la storia, non il mercato, detta la verità.