Assoluzione inaspettata: il caso mercasa scuote il sistema

Madrid, 28 aprile – Una sentenza che ribalta le accuse e lascia di stucco l’establishment. La Audiencia Nacional ha dichiarato non colpevole l’intera rete di individui e società coinvolti nel presunto sistema di tangenti per la costruzione del mercato maggiore di Luanda.

Un verdetto inatteso dopo quattro anni di indagini

Dopo un’inchiesta durata anni, che ha visto coinvolti esponenti di spicco come Maria Jesús Prieto, i fratelli Pardo de Santayana e l’imprenditore José Herrero de Egaña, insieme a marchi come CMIC, Incatema Consulting e Toy Cincuenta, la Corte ha ritenuto insufficienti le prove a sostenere le accuse di corruzione, peculato, riciclaggio di denaro e falsificazione documentale.

Il verdetto, pubblicato martedì, si fonda su un’analisi critica delle perizie e delle dichiarazioni dei testimoni, mettendo in luce l’assenza di prove concrete di tangenti o di condotte illecite da parte del consorzio Mercasa Incatema Consulting (CMIC).

Dettagli cruciali: le operazioni ‘conforme a derecho’

Dettagli cruciali: le operazioni ‘conforme a derecho’

La Corte ha sottolineato che le opere sono state realizzate ‘conforme a Derecho’, senza che il consorzio CMIC avesse ‘destinato denaro, direttamente o indirettamente, a terzi per corrompere autorità e funzionari angolani o per compiere azioni contrarie alla legislazione vigente’. Un’argomentazione che smentisce le accuse di infiltrazione nel sistema giudiziario e di abuso di potere.

La sentenza dettaglia inoltre l’assenza di qualsiasi elemento di illegalità nel progetto, nella costruzione, nell’installazione e nell’esercizio del mercato di approvvigionamento, evidenziando che le commissioni concordate in un contesto post-bellico, caratterizzato da rigide procedure contrattuali, erano considerate legittime e necessarie per garantire la sicurezza degli investimenti.

La guerra tra perizie: un’accusa di demenza

Il tribunale ha criticato aspramente la mole di dati presentati dalle accuse, ritenuti ‘inutili a chiarire i fatti’ e ‘contrari alla corretta comprensione delle questioni’. Le perizie difensive, secondo la Corte, hanno offerto un quadro più solido e convincente della situazione, smontando le ipotesi accusatorie e smentendo le affermazioni della procura.

Un’accusa di ‘demenza’ alle accuse

Un elemento particolarmente significativo è l'accusa di “demenza” rivolta alle accuse stesse, ritenute eccessivamente complesse e prive di solidità probatoria. La Sala ha evidenziato una ‘desmesurata demonizzazione’ delle commissioni concordate, attribuendole alla rigidità delle procedure contrattuali in un paese che aveva appena superato una guerra civile.

La sentenza chiude con una nota di forza: non esiste alcuna prova che il CMIC sia stato creato per eludere responsabilità penali. Un verdetto che, a detta dei legali coinvolti, rappresenta una vittoria importante per la difesa e un campanello d'allarme sulla fragilità delle indagini giudiziarie.