Avi lewis conquista il ndp: il giornalista pro-palestina guida i socialdemocratici canadesi

Avi Lewis ha stretto il pugno, ha alzato lo sguardo sui 2.300 delegati riuniti a Winnipeg e ha raccolto il 56 % delle preferenze. In un colpo solo il documentarista più controverso della CBC è diventato leader del Nuovo Partito Democratico, terza forza federale del Canada, ridotto a brandelli dopo il tracollo del 28 aprile: sette parlamentari, diciassette in meno rispetto a due anni fa.

Un cognome che pesa più di ogni programma

Per comprendere la scalata basta aprire un album di famiglia. Padre: Stephen Lewis, ex capo del Ndp nell’Ontario, ambasciatore all’Onu, icona della lotta all’Aids. Madre: Michele Landsberg, colonna del Globe and Mail, femminista impietosa. Il cognome è un marchio di fabbrica, un’etichetta che gli ha aperto porte e costretto a dimostrare ogni giorno di non essere solo «il figlio di». Lui ha scelto la telecamera, i reportage da Gaza, i documentari sui cambiamenti climatici e, soprattutto, la causa palestina. Posizione che nel 2021 gli è costata l’accusa di «antisemitismo» da parte del gruppo parlamentare amico di Israae, e che adesso rischia di trasformare il dibattito interno del partito in un ring.

Naomi Klein, moglie e mente teorica del movimento anti-globalizzazione, lo ha abbracciato sul palco. «Siamo pronti a ricostruire», ha detto. La frase suona come un mantra: il Ndp non ha più tempo da perdere. Il partito è senza radici in Quebec, ridotto a brandello nell’ovest e con un’implosione di iscritti che ha fatto perdere 4,2 milioni di dollari canadesi di finanziamenti pubblici.

L’incognita del seggio e il regalo di carney

L’incognita del seggio e il regalo di carney

Dettaglio non da poco: Lewis non è parlamentare. Per entrare a Ottawa dovrà attendere che un deputato si dimetta e convinca il primo ministro Mark Carney a indire un’elezione suppletiva. Carney, ex governatore della Banca d’Inghilterra, gli ha già augurato «collaborazione». Traduzione: il liberale preferirebbe un opposizione interna divisa piuttosto che un Ndp compatto che gli ruba voti a sinistra. Intanto il partito conservatore di Pierre Poilievre lo osserva a distanza, pronto a martellare su ogni dichiarazione pro-Palestina per ricacciare i socialdemocratici fuori dai sobborghi dove ancora resistono.

La vera sfida inizia lunedì. Lewis dovrà presentare un piano di ristrutturazione entro ottobre, trovare un candidato in grado di vincere in un collegio vacante e, soprattutto, impedire che l’ala moderata – quella che sognava l’ex capo Jagmeet Singh come Ponte verso i liberal – scappi con tre o quattro deputati. Il 2026 è dietro l’angolo: se il Ndp non raggiunge almeno il 12 % nazionale, perderà lo status di partito ufficiale e con esso i finanziamenti statali. La cifra parla da sola: servono 4 punti percentuale in più, un milione e mezzo di voti da riconquistare in meno di due anni.

Il Canada si è appena svegliato con un nuovo protagonista sulla scena. Un giornalista che ha girato i campi profughi di Beit Hanoun, che ha denunciato i pipeline di Alberta, che adesso dovrà trasformare la rabbia in voti. Il suo primo nemico non è Carney, nè Poilievre: è il tempo. E il tempo, a Ottawa, scorso più veloce di ogni telecamera.