Borse, petrolio e guerra: il ftse 100 torna sopra 10.000 punti

I titoli BP e Shell schizzano, Rio Tinto e Glencore fanno il pieno di ordini: la Borsa di Londra ha chiuso lunedì a +1,61%, a 10.127 punti, trascinata dalle materie prime che si rivalutano ogni volta che il Golfo di Hormuz tremolo.

Il fronte minerario e petrolifero trascina il ftse 100

Lo scenario è noto: Washington e Tel Aviv hanno alzato il livello di tensione contro Teheran il 28 febbraio, e i prezzi del greggio hanno subito imitato il termometro. Con il timore di un blocco dello stretto cruciale per un quinto del petrolio mondiale, gli investitori hanno ricomprato asset legati all’energia.

Risultato: Centrica ha guadagnato il 4,26%, BP è salita del 3,06% e Shell del 2,05%. Tra i minerari Rio Tinto ha messo a segno un +3,47% e Glencore un +2,80%. Anche la difesa ha beneficiato del clima bellicoso: BAE Systems ha chiuso in rialzo del 3,14%.

Il FTSE 250, più domestico, è invece restato sul pari (-0,05%) a 20.954 punti: segno che l’entusiasmo non è diffuso, ma concentrato sui colossi esportatori di risorse.

Le perdite: antofagasta e iag restano indietro

Le perdite: antofagasta e iag restano indietro

Non tutti hanno festeggiato. La cilena Antofagasta, esposta al rame più che al petrolio, ha ceduto il 3,21%. Male anche IAG, il gruppo Anglo-Iberico che controlla British Airways: -1,88% per colpa del caro-brent che gonfia i costi del jet fuel. Chiude la lista nera Airtel Africa, -1,53%, penalizzata da un dollaro forte che rende più cara la convertibilità dei profili locali.

Il dato che conta, però, è uno: il FTSE 100 ha riguadagnato la soglia psicologica dei 10.000 punti a meno di due sedute dal tonfo di venerdì. Un rebound che nasce non dalla fiducia nell’economia reale, ma dal semplice calcolo che, se scatta la morsa su Ormuz, ogni barile vale oro.

Londra, 30 mar – Maurizio Donelli