Brasile frena: 255 mil posti a febbraio, ma la crescita è già un ricordo

Il motore si surriscalda, ma l’acceleratore è già mezzo rilasciato. Brasile, febbraio: 255.321 assunzioni formali, numerone da record dell’ultimo anno, cifra che però nasconde un calo del 42% rispetto allo stesso mese del 2025. Tradotto: le fabbriche e i servizi ancora ingrassano i registri, ma la benzina dello sviluppo comincia a scarseggiare.

Il doppio fondo dei numeri

Il ministero del Lavoro distribuisce l’ennesimo bollettino ottimista: 2,38 milioni di nuovi contratti contro 2,13 milioni di licenziamenti, stock di occupati formalizzati mai così alto (48,8 milioni). Peccato che il confronto con gennaio – quando le nuove polizze furono appena 115.018 – faccia emergere lo scarto: febbraio ha fatto il doppio, sì, ma perché gennaio era già un cedimento. E il dato cumulato dei primi due mesi, +370.339 posti, cresce appena del 2,2% contro il 2025. Un soffio.

Il tasso di disoccupazione sale al 5,8% nel trimestre mobile, 0,6 punti sopra il minimo storico toccato a dicembre. La spirale è nota: la Banca Centrale ha tenuto i tassi al 15% fino a metà marzo, il credito si è ristretto, le imprese hanno cominciato a blindare gli investimenti. Il PIL 2025 ha chiuso a +2,3%, mezzo punto sotto il 2026: poca roba, ma sufficiente a far tremare i cantieri e a congelare le assunzioni di riserva.

La fabbrica dei sospiri

La fabbrica dei sospiri

«Il caro denaro sta colpendo il mercato del lavoro», ha ammesso il ministro Luiz Marinho, mentre annunciava la prima riduzione del costo del denaro da parte della Banca Centrale. Tradizione brasiliana: quando la Selic scende, le banche premono sull’acceleratore solo dopo sei mesi, il tempo di valutare il nuovo scenario. Intanto i 255.321 fortunati di febbraio dovranno convivere con colleghi in cassa integrazione e turni ridotti: la crescita c’è, ma è già in conto alla rovescia.

La cifra parla da sola: per ogni nuovo posto creato oggi, il prossimo trimestre potrebbe offrirne la metà. Il Brasile ha costruito il suo miracolo occupaziale sulle tasse al lavoratore e sul credito alle imprese; se il secondo si inceppa, il primo traballa. E allora quei 48,8 milioni di contratti firmati diventano una fotografia, non un traguardo.