Bruxelles frena il nucleare francese: indagine ue sul mega-prestito a edf

La Commissione europea ha aperto un'indagine per verificare se i 72,8 miliardi di aiuti promessi a Edf per sei nuovi reattori violino il mercato unico. Il sospetto: Parigi sta trasferendo all'azienda pubblica rischi e costi, blindando il monopolio nucleare francese.

Il dossier che mette sotto torchio parigi

Il pacchetto notificato da Francia a novembre è un concentrato di protezionismo mascherato da transizione verde: prestito agevolato a tasso stracciato che copre il 60% delle spese, contratti per differenza garantiti per 40 anni e un meccanismo di ripartizione dei rischi che scarica sullo Stato eventi imprevedibili, dai disastri naturali ai cambi di legge. Bruxelles ha stoppato tutto.

Il motivo? La Commissione teme che Edf, già proprietaria e operatrice dell'intero parco atomico d'oltralpe, possa rafforzare ulteriormente il proprio dominio sul mercato europeo dell'elettricità. Un paradosso: l'azienda che dovrebbe garantire sicurezza e decarbonizzazione rischia di trasformarsi in un carro armato anti-concorrenza.

La Francia sostiene che senza quegli aiuti il progetto EPR2 – reattori di terza generazione a Penly, Gravelines e Bugey – non decollerebbe mai. Ma la Ue non è convinta: «Ridurre i rischi è legittimo, trasferirli integralmente al contribuente no», recita la missiva di Bruxelles. Tradotto: se lo Stato paga anche le bollette degli errori industriali, il mercato diventa un teatrino.

Il nodo competitivo che fa tremare l

Il nodo competitivo che fa tremare l'industria

Il cuore del problema è il cosiddetto