California sud trema: -17 °c di sbalzo in 48 ore, ma è solo una tregua
È bastato un minuscolo vortice di bassa pressione per far crollare di 17 °C le temperature in california meridionale, dopo un marzo che ha surriscaldato l’asfalto di Los Angeles fino a 30 °C. Il Servizio meteorologico nazionale ha appena diramato l’allerta: da martedì i termometri sfioreranno i 15-20 °C, valori che sembrano quasi autunnali se confrontati con i 37 °C di Palm Springs registrati solo 48 ore fa. Ma nessuno festeggi: il caldo tornerà a galla già venerdì, spinto dai venti di Santa Ana.
Lo sbalzo termico è tale che persino i palmizi di Hollywood sembrano scossi. Lancaster e Palmdale hanno toccato i 31 °C, Riverside e Borrego Springs hanno superato quota 34-36 °C, battendo primati stazionati da decenni. Il centro di Los Angeles ha chiuso a 30 °C, nove gradi sopra la media stagionale. Un dettaglio non da poco: l’umidità relativa è crollata sotto il 15 %, trasformando ogni cespuglio in un potenzile micio incendiario.
La pioggia è un miraggio: 20 % di probabilità e via
Bryan Lewis, meteorologo di Oxnard, getta acqua sul fuoco delle aspettative: «Qualche goccia potrebbe arrivare, ma parliamo di cumulati inferiori ai 2 mm, insufficienti per lavare via la polvere». La bassa pressione che sta disegnando nuvole sottili sul cielo di Pasadena non ha la forza di un vero fronte perturbato. Il risultato è un cielo terso al mattino, qualche nube innocua nel pomeriggio, zero acqua utile.
Il vero nemico è il vento. Venerdì le correnti orientali risaliranno la catena di San Gabriel, facendo schizzare nuovamente i termometri. I venti di Santa Ana, noti per la loro capacità di prosciugare l’aria fino al 5 % di umidità, riporteranno temperature sui 28-30 °C nel fine settimana. Un ciclo che si ripete da anni, ma che stavolta ha anticipato la stagione del fuoco di quasi un mese.

Incendi in anticipo: i vigili del fuoco già in allerta rossa
Il Los Angeles County Fire Department ha spostato in avanti il calendario delle assunzioni stagionali: 300 unità supplementari saranno operative da lunedì prossimo, tre settimane prima del previsto. «Non possiamo permetterci un repeat del firestorm del 2020», spiega un caposquadra sotto l’elicottero Erickson ancorato a Van Nuys. Le sue paure sono fondate: la vegetazione delle colline è già al 60 % di secchezza, valore tipico di metà maggio.
Il dipartimento della protezione civile californiana stima che ogni giorno di caldo anticipato aumenti del 7 % la probabilità di megafuochi. Moltiplicato per i 15 giorni di anomalia, il rischio sale di un punto intero sulla scala RCI (Relative Composite Index). Tradotto: bastano un mozzicone di sigaretta e un soffio di vento per trasformare la Interstate 405 in un corridoio di fiamme.
Intanto gli operatori elettrici di Southern california Edison hanno già inviato lettere a 50.000 clienti: blackout preventivi possibili non appena i venti supereranno i 70 km/h. Le batterie domestiche, vendute a ritmo triplo rispetto al 2022, sono esaurite nei magazzini di Riverside. Chi può, scappa in San Diego, dove l’oceano mantiene temperature più stabili. Chi resta, ricarica power bank e riempie la vasca da giardino: 1.000 litri d’acqua possono salvare una casa se le fiamme arrivano.
La lezione è cruda: anche una «tregua» di 72 ore basta a far crollare la testa dei più incauti. Poi il caldo torna, più forte di prima. E con esso il fuoco.
