Casco blu ucciso nel sud libano: la missione onu prende un colpo mortale
Alle 2.43 di questa notte un proiettile ha squarciato il silenzio della base UNIFIL di Adchit Al Qusayr. Un casco blu è morto sul colpo, un secondo giace in prognosi riservata. L’origine del fuoco resta un punto interrogativo, ma il foro nella sabbia è un pozzo nero che inghiotte anche la credibilità della missione.
È la prima volta dall’inizio dell’offensiva israeliana che la perdita colpisce direttamente il personale dell’Onu. La portavoce Kandice Ardiel, ancora venerdì, aveva lanciato l’allarme: «Ricordi di missili cadono dentro il perimetro quasi ogni giorno». Ora quel rischio è diventato salma.

Il conto dei giorni di fuoco
Il bilancio ufficiale, aggiornato ieri sera dal ministero della Salute di Beirut, parla di 1.189 morti e 3.427 feriti. Numeri che crescono con la stessa velocità dei raid, ma che non riescono più a spiegare perché cinque palestinesi siano morti a Chaqra mentre i diplomatici contano i veti in consiglio di sicurezza.
L’UNIFIL è nel mirino da quando Hezbollah ha aperto un secondo fronte a ottobre. Le basi italiane, quelle spagnole e irlandesi hanno rinforzato i bunker, ma il cemento non ferma l’umiliazione: i caschi blu pattugliano un territorio che nessuno riconosce più come Linea blu, ma come zona cuscinetto dove ogni schizzo d’artiglieria è lecito.
Israele nega ogni coinvolgimento. Hezbollah tace. L’Onu apre un’inchiesta. Il copione è già scritto: si accuseranno i droni, si parlerà di fuoco incrociato, si congerà su una granata deviata. Intanto il soldato morto non ha ancora un nome pubblico, solo un numero di matricola e una bandiera da mandare a casa.
La partita, però, si è spostata su un altro tavolo. A Bruxelles i tecnici valutano se prolungare il mandato di UNIFIL o ridimensionarlo, trasformandolo in osservatorio umanitario con il solo compito di contare i corpi. È il trionfo della guerra per procura: si combatte finché gli osservatori non osservano più nulla.
Il proiettile di stanotte ha aperto uno squarcio più largo di un semplice cratere. Ha mostrato che il Sud Libano è diventato un teatro dove i biglietti di ingresso si pagano in vite umane e dove la pace, quando arriva, si annuncia sempre in punto di morte.
