Colombia sfida la recessione: disoccupazione al 9,2%, mai così bassa dal 2021
Febbraio ha consegnato alla colombia il tasso di disoccupazione più basso per un primo bimestre dal 2021: 9,2%. Un dato che, in un anno, ha tagliato 1,1 punti percentuali, ridisegnando la geografia del lavoro in un Paese che fino a ieri sembrava inchiodato alla precarietà.
Il DANE, l’istituto nazionale di statistica, ha pubblicato i numeri lunedì mattina. E il quadro che emerge è una fotografia a doppia velocità: mentre Bogotá, Villavicencio e Neiva scendono sotto la fatidica soglia dell’8%, Quibdó – cuore afro della costa del Pacifico – resta appesa al 26,3% di persone senza lavoro. Tre città, tre mondi.
Il boom dei servizi e il crollo del campo
A spingere l’occupazione sono stati soprattutto i servizi alle imprese: 250.000 nuovi contratti in un mese nel comparto professionale, scientifico e tecnico. Alle sue spalle, la macchina pubblica – sanità, istruzione, difesa – ha assunto 244.000 persone. Anche arte, intrattenimento e turismo hanno fatto la loro parte: 188.000 posti in più. Un tridente che ha controbilanciato la fuga dall’agricoltura: 363.000 contadini hanno perso il lavoro, vittime di una ristrutturazione silenziosa ma brutale.
Il dato è coerente con la trasformazione che osservo da anni: l’America Latina sta svuotando i campi per riempire i call center. Ma la colombia lo sta facendo più velocemente di chiunque altro, e senza un piano di transizione. Il rischio è una bolgia sociale in divenire.

Il genere resta un ostacolo
La forbice di genere non si chiude: uomini al 7,4%, donne all’11,7%. Quattro punti e mezzo di divario che, in termini reali, significa che per ogni colombiano disoccupato ci sono quasi due colombiane senza reddito. La ripresa, insomma, è maschilista. E nessuno, a Bogotá, sembra essersene accorto.
Il lavoro informale, intanto, cala di 2,3 punti al 55,3%. Un segnale ambiguo: da un lato, meno precarietà; dall’altro, una fetta di popolazione che ancora conta più di un lavoratore su due senza contributi. La formalizzazione è un’altra promessa elettorale rimasta in garage.
Il governo Petro festeggia, ma la strada è in salita. Le città di periferia – dagli 11.000 chilometri di costa caraibica alle foreste del Chocó – continuano a emettere segnali d’allarme. E senza una politica di investimento nel territorio, il miracolo del 9,2% rischia di essere una fotografia, non un film.
