Conto alla rovescia: artemis ii decolla tra 48 ore, la luna torna a portata di uomo

Venti mesi di stop, due rinvii tecnici e un ciclone che ha spazzato Cape Canaveral. Poi, silenzio. Alle 15:00 di lunedì (le 19:00 GMT) la NASA schiaccia il pulsante verde: la sequenza di lancio di artemis ii parte in automatico, con un 80 % di probabilità che il cielo di Florida decida di collaborare. Mercoledì alle 18:24 locali, per la prima volta dal 1972, quattro esseri umani si apprestano a orbitare attorno alla Luna.

Il check-list finale: medici, venti e un “go” mai così pulito

Lori Glaze, direttrice associata per lo sviluppo dei sistemi esplorativi, ha fatto scattare l’ordine dopo un briefing che i veterani del Kennedy Space Center giurano essere stato il più netto della loro carriera. Nessun allarme rosso, nessun cavo da risaldare, nessuna anomalia di software. Resta solo la variabile meteo: nubi basse e raffiche a 40 nodi potrebbero costringere lo scarico del propellente e un nuovo tentativo tra 72 ore.

I quattro astronauti – Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen – sono in quarantena da venerdì. La loro agenda è ridotta a visite mediche di 45 minuti e simulazioni di aborto a 180 miglia nautiche di costa. Wiseman, comandante di missione, ha spento ogni pathos: «Siamo pronti a salire, ma non aspettiamvi di vedere il countdown arrivare a zero. Potremmo tornare al VAB più volte».

Perché questo volo vale 4 miliardi e il destino del lunar gateway

Perché questo volo vale 4 miliardi e il destino del lunar gateway

Artemis II non posa piede sul suolo lunare, ma è il collaudo vivo di tutto ciò che servirà nel 2028: life-support, heat-shield, comunicazioni deep space. Se il rientro atmosferico a 11 km/s si dimostra sicuro, la NASA potrà firmare il contratto da 4 miliardi con Lockheed per i moduli Habitation e Logistics Outpost (HALO) che formeranno la stazione Gateway. Un fallimento oggi slitterebbe di tre anni l’insediamento permanente, regalando a Pechino il tempo di piantare la sua bandera nel polosud lunare.

Il costo-opportunità è esattamente 1,3 milioni di dollari al giorno di ritardo: così stimano i contabili del Congresso, che hanno già avvertito la Casa Bianca: nessun altro supplemento se il SLS non decolla entro la fine dell’anno fiscale.

La gara segreta che si consuma a houston

Mentre i media fissano il cronometro, pochi notano il silenzioso trasferimento di personale dal Johnson Space Center al Jet Propulsion Laboratory. Fonti interne raccontano che una task-force di 60 ingegneri sta preparando la contro-mossa a SpaceX: un lander modificato della Starship che, in caso di successo di Artemis II, potrebbe ottenere la certificazione per lo sbarco con equipaggio senza passare dal Gateway. È la clausola “off-ramp” che Elon Musk ha inserito nel contratto da 2,9 miliardi: se dimostra che può andare diretto, risparmia due orbite e taglia 18 mesi di costruzioni in orbita.

La NASA non commenta, ma il muro di sorrisi diplomatici è sottile: da qui al 2028 ogni giorno di vantaggio sul calendario vale soft power, budget e, soprattutto, credibilità.

Mercoledì sera, se le nubi si diraderanno, il ruggito dei booster R-25 riporterà l’America sulla Luna – almeno a 100 km di altezza – e farà tornare il vecchio continente europeo a sognare l’esplorazione umana. Il prossimo falò lo accenderanno, nel 2026, le suole di un’altra ciabatta griffata Stars and Stripes. Questa volta, però, il cronometro parte davvero.