Cuba stringe i denti: 740 mila barili dal tanker russo per 10 giorni di luce
Matanzas, 31 marzo – Il petroliere ruso Anatoli Kolodkin ha attraccato all’alba con 740 mila barili di greggio: per l’isola è aria compressa in un pugno chiuso. Impiegherà quattro giorni per scaricare, altri sei per raffinare e, forse, dieci per tenere accese le utenze vitali prima del prossimo blackout. Il calendario è stato sussurrato da Irenaldo Pérez Cardoso, vice-direttore della Cupet: «Il gasolio servirà alla generazione distribuita, la benzina alleggerirà la tensione, il Gpl andrà agli ospedali». Nessuna parola sul dopo.
Il carico viene da primorsk, la compagnia da san pietroburgo
Il viaggio è cominciato il 9 marzo dal porto russo di Primorsk, gestito da Sovkomflot, sotto sanzione Usa dal 2024. La nave ha attraversato l’Atlantico con il transponder spento per metà rotta, una scia di silenzio che l’Amministrazione Biden non ha mancato di registrare. A Cuba la nave è entrata senza fanfare: nessuna bandiera, nessun selfie ufficiale. Solo il mugghio dei motori che si spegne mentre i rimorchiatori la trascinano verso la baia.
La raffineria di Matanzas, ancora semidistrutta dopo l’esplosione del 2022, ha riattivato due delle sue torri. Il greggio è «di buona qualità», dice Pérez Cardoso, «compatibile con le unità cubane». Tradotto: è urals, pesante, ricco di zolfo, ma meglio di niente. La prima benzina uscirà dai forni a metà aprile, quando già la popolazione sarà di nuovo in fila coi bidoni.

Dieci giorni di tregua, poi il baratro
L’ultimo cargo era arrivato a dicembre. Da allora l’isola ha vissuto di stoccaggi clandestini, barili spillati da tappeti di nafta e promesse venezuelane mai onorate. Il sistema elettrico ha toccato i 1 300 MW di deficit: blackout programmati fino a otto ore al giorno, ospedali con gruppi elettrogeni che si fermano, latte che si guasta, aule universitarie al buio. Il Cremlino ha fatto sapere che «valuterà ulteriori forniture», ma il calendario è politico, non logistico: ogni barile extra è una mossa sulla scacchiera di Caracas e Washington.
Il prezzo lo pagano i cubani in carne viva: coda di due chilometri per un litro di gasolio nella provincia di Artemisa, panettieri che cuociono col legno, taxi collettivi che triplicano la tariffa. Il governo ha appena lanciato l’operazione «Tanque solidario»: se hai un bidone, portalo al quartier generale del Partito e te lo riempiono «a turno». Nessuno dice quanto durerà la lista.
Il 740 mila barili è una goccia in un secchio bucato: Cuba consuma 120 mila al giorno. Fanno dieci giorni di grazia, forse undici se i generatori delle vecchie centrali di Santa Cruz, Cienfuegos e Mariel non esplodono prima. Poi tornerà il buio, e con esso l’ennesima partenza di barche verso la Florida. Il Kolodkin già scarica: la catena d’ancora scivola nell’acqua come un sospiro. Domani si ricomincia a contare i minuti di luce.