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Bonn porta la prostituzione al museo: la prima volta di rori tra sandali ateniesi e documenti nazisti

Rori ha calcato a passo deciso i corridoi della Bundeskunsthalle di Bonn, ma stavolta non indossava tacchi a spillo. Accanto a lei, sandali di pelle ateniesi del IV secolo a.C. incisi con la scritta «Seguimi» e fotografie d’epoca di dame de L’Opéra che scambiavano favori sessuali per mecenatismo. Per la prima volta in Germania, una sex worker firma la scenografia di una mostra nazionale. Il titolo è «Sex Work – Eine Kulturgeschichte der Sexarbeit». Apre il 1º aprile. Nessuno scherzo.

Dalle strade di atene ai lager: un racconto mai raccontato

La mostra parte dal basso: calzari anticchi che lasciavano impronte erotiche nella polvere di Agorà. Salta poi a Parigi, 1880, dove le logge dell’Opéra erano banchi di scambio tra arte e carne. Attraversa il Berlino libertino degli Anni Ruggenti e si ferma davanti a un documento che fa gelare il sangue: l’ordine di Himmler, 1942, di allestire bordelli all’interno dei campi di concentramento. «Donne che speravano di ottenere un piatto di zuppa in più», spiega Rori, «e finivano marchiate come complici del regime.»

Il silenzio post-bellico le ha trasformate in doppie vittime: stuprate e poi insultate. La mostra rompe il muro. Lettere, diari, magliette dei primi collettivi di prostitute tedesche degli anni Ottanta convivono con i manifesti conservatori che definivano l’Aids «pezza divina» contro omosessuali e sex worker. Accanto, il profumo di pelle dei primi guanti in lattice usati nei bordelli di Francoforte per rassicurare i clienti spaventati dal virus.

La curatela dal basso che sposta il dibattito sulle leggi

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Il ministero della Cultura ha aperto il finanziamento solo dopo che Eva Kraus, direttrice della Bundeskunsthalle, ha firmato una clausola: metà del comitato scientifico doveva essere composto da chi ha venduto il proprio corpo. Risultato: 14 sex worker tra curatori, archivisti, traduttori. «Non volevamo un’exposé da salotto borghese», dice Kraus. «Volevamo dati, urla, vergogna, orgoglio.»

Il Parlamento di Berlino sta discutendo un nuovo regolamento che obblighi le prostitute a registrarsi e a riportare ogni cliente. Rori, che di notte lavora ancora nel distretto a luci rosse di St. Pauli, ha portato 37.000 firme contro il progetto. «Se passa, torneremo nell’illegalità degli anni Cinquanta», avverte. Il 12 aprile la commissione voto. La mostra chiude il 27 agosto. Il calendario è un avvertimento: la Cultura può anticipare la politica, ma se la politica non ascolta, resta solo un’esposizione d’arte.

Alla fine del percorso, un registratore lascia ai visitatori una domanda: «Quanto vale il tuo corpo?» Le risposte, anonime, vengono proiettate in tempo reale su un muro. Ieri sera qualcuno ha scritto: «Quanto il tuo Stato è disposto a pagare per umiliarmi». La cifra, 50 euro, è rimasta lì per venti secondi. Poi è sparita. Come tante vite.