Glasgow fa i conti con il suo 'padrone d'arte' che triplica gli affitti
Il cuore pulsante della Cultura di Glasgow rischia di fermarsi. A Trongate 103, ex magazzino del tabacco trasformato nel 2009 in incubatore di fotografia, stampa d'arte e gallerie indipendenti, il casellante si chiama City Property e ha appena alzato il canone di locazione fino a quattro volte l'importo storico. Centinaia di manifestanti hanno circondato venerdì gli uffici dell'ente, un braccio commerciale del comune che gestisce centinaia di immobili pubblici e che, secondo gli inquilini, sta trasformando il patrimonio culturale cittadino in una miniera d'oro privata.

La goccia che fa traboccare il vaso
La scadenza è questa settimana: firmare i nuovi contratti o ricevere il classico notice to quit, lettera di sfratto. Per Glasgow Print Studio, Transmission Gallery e Street Level Photoworks significa passare da un affitto annuale di 35.000 sterline a oltre 700.000, tra pigioni e spese di gestione non tettate. «Siamo cresciuti grazie agli investimenti pubblici – racconta un artista di Trongate – e ora ci viene chiesto di pagare come fossimo un negozio di lusso su Buchanan Street». L'ironia è amara: l'edificio, riqualificato con 8 milioni di fondi pubblici per creare appunto un ecosistema sostenibile, rischia di svuotarsi in un mese.
Al question time di Holyrood, il laburista Paul Sweeney ha denunciato: «City Property è fuori controllo». Il primo ministro John Swinney ha promesso «attenzione» ma nessun intervento immediato. L'agenzia, dal canto suo, nega lo sfratto: «Semplicemente stiamo adeguando i canoni a valori di mercato, comunque inferiori a quelli commerciali». Peccato che le organizzazioni non siano imprese commerciali: fatturano donazioni, sovvenzioni, workshop a prezzi popolari.