Il violino di un immigrato risuona da 36 anni: così l'orchestra cambia dekalb
Jim Baugher ha estratto il violino dal fodero dopo tredici anni di silenzio nel 1989, il anno stesso in cui centinaia di profughi somali approdavano a Clarkston. Da allora non ha più smesso di suonare: 36 stagioni su 61, il numero esatto di primavere dell’Orchestra Sinfonica di DeKalb, il quartiere di Atlanta dove i numeri dell’immigrazione hanno superato da tempo quelli della vecchia Georgia bianca.
La storia che nessuno racconta è la fatturazione: zero. I biglietti del concerto di marzo sono stati regalati alle famiglie di Clarkston, il laboratorio umano più vario d’America – oltre 60 lingue in un raggio di cinque miglia – e il ricavo, quello vero, è finito in tre associazioni che offrono servizi legali e medici ai nuovi arrivati. Catherine McGregor, direttrice esecutiva dell’orchestra, non usa mezzi termini: «Clarkston è un gioiello che abbiamo in giardino, e la musica è la chiave per entrare senza bussare».
Il podio è un mosaico di vite
Accanto a Baugher ci sono medici in camice bianco che si trasformano in ottavini, avvocati che affinano archetti invece di contratti, ricercatori di biotecnologie che studiano partiture come se fossero genomi. E poi i ragazzini: studenti del DeKalb School of the Arts che provano il concorso della loro vita ogni volta che alzano l’archetto. «Non è un’orchestra di professionisti, è un’orchestra di passione», dice McGregor, e basta osservare il palco per capire che il criterio di selezione si chiama dedizione, non curriculum.
La contea ha appena lanciato il DeKalb Council of the Arts, un fondo da un milione e mezzo di dollari che finanzierà esattamente progetti come questo: arte come struttura portante di inclusione, non come optional. La commissaria Ladena Bolton, che rappresenta il Super District 7, ha ballato in platea durante l’ultimo concerto. «L’arte qui non è decorativa, è infrastruttura», spiega mentre il violino di Baugher si alza nell’aria come un ponte sospeso tra passato e presente.

Il prossimo movimento è il 2 maggio
Il 2 maggio il suono si sposterà al Callaway Resort & Gardens, una location che fino a vent’anni fa era off limits per i neri d’America; il 19 maggio ci sarà il gran finale alla First Baptist Church of Decatur, dove il pubblico si divide ancora tra vecchi proprietari di piantagioni e i nuovi residenti nepalesi. Due date, due simboli, un unico obiettivo: dimostrare che la sinfonia non ha passaporto.
Baugher, oggi 67 anni, non ha mai chiesto un compenso. «Quando vedi un bambino siriano battere le mani a ritmo con Mozart, capisci che il contratto più importante è quello con l’umanità». E mentre prepara lo stretto del Don Giovanni, confessa che il suo violino – lo stesso del bisnonno arrivato a Ellis Island nel 1904 – ha ancora l’odore del barcone di legno attraverso il quale la sua famiglia è diventata americana. La storia si ripete, solo la musica cambia.