Dalle 2,3 ai 39 milioni di metri cubi: gran canaria si beve due uragani e garantisce irrigazione per 5 anni

L’acqua è diventata oro a Gran Canaria. E adesso l’isola ne ha in abbondanza: dopo Claudia e Therese, le sue dighe sono passate da 2,3 a 39 milioni di metri cubi, un moltiplicatore da manuale di economia idrica. Tradotto: cinque anni di coltivazioni assicurati senza paura di razionamenti.

La cifra che zittisce i scettici

500 litri per metro quadrato in sei giorni sul crinale. Più pioggia di tutto il biennio 2024-2025, più di tutto il 2023, più del 2022 e quasi l’equivalente dell’intero 2021. Le stazioni di rilevamento della cima registrano i cinque valori giornalieri più alti degli ultimi 70 anni. A Bañaderos, Arucas, il 24 marzo sono caduti 160 l/m²: record assoluto da quando esistono i registri.

Non è solo un’emergenza meteorologica, è un ribaltamento di prospettiva. Le colate d’acqua hanno riempito 35 dighe e ne tengono altre cinque in standby, pronte a completarsi nelle prossime 48 ore. Per la prima volta il riempimento non è locale: piove ovunque, dalle scogliere nord-orientali ai burroni del sudovest, e l’acqua scende in falda, ricaricando l’acquifero sotterraneo che nutre i pozzi delle serre.

Il paradosso canario: troppa pioggia e nessuno la spreca

Il paradosso canario: troppa pioggia e nessuno la spreca

Di norma qui l’acqua cade a scatti, intensa ma breve. Stavolta è piovuto sette giorni di seguito, un lento scorrere che ha permesso al terreno vulcanico di assorbire invece di scaricare tutto in mare. Antonio Morales, presidente del Cabildo, parla di «evento doppiamente storico»: per i volumi e per la distribuzione capillare. Nessuna diga resta indietro, nessuna zona agricola è esclusa dal beneficio.

Il risultato? I gestori dei consorzi di irrigazione stanno già ridisegnando i turni: meno notti di erogazione, più acqua a disposizione per colture ad alto valore come i pomodori pachino o le banane di Valleseco. Il costo dell’acqua, quotato fino a ieri tra i più alti di Spagna, potrebbe crollare del 40% già nella prossima stagione.

La lezione è brutale: bastano due ciclon tropicali per trasformare un’isola al limite della desertificazione in un serbatoio galleggiante. Il cambiamento climatico non fa sconti, ma a volte, per paradosso, restituisce ciò che ha sottratto per decenni. E mentre la penisola iberica discute di trasferimenti di bacino e desalazionatori, Gran Canaria si è bevuta l’intero uragano e l’ha messo in frigo. Cinque anni di acqua fresca: niente domande retoriche, solo un carnet di sicurezza che nessuno, oggi, osa contestare.