Decathlon lancia la e-mtb a 2.499 € e il mercato trema
Il sentiero si è aperto sotto i raggi di un sole basso quando, a fianco di me, è passata una bici che non sembrava un fuoristrada, ma un manifesto. Logo Decathlon, telaio pulito, motore che silenzioso saliva la salita come nulla. In quel momento ho capito: non era solo una nuova e-MTB, era un atto di guerra commerciale.
Un prezzo che taglia la gola ai rivali
250 watt, 50 km di autonomia, 22 kg di peso: numeri che fino a ieri costavano 5.000 €. Oggi Decathlon li mette sul tavolo a 2.499 €, metà del listino medio. Il colpo è preciso: colpisce l’entry-level dei marchi storici, cancella il concetto di “elettrica di lusso” e sposta la domanda dal “quanto vuoi spendere” al “perché spendere di più”.
La reazione non si è fatta attendere. Trek ha già convocato i dealer per un “aggiornamento strategico”, Specialized ha abbassato del 12 % il prezzo della Turbo Tero, ma il margine resta stretto: Decathlon produce in Asia a scalare, controlla la catena dal telaio al servizio post-vendita e può permettersi un guadagno netto del 18 % dove i competitor arrivano a stento al 35 %.

I puristi incrociano le braccia
La rabbia si concentra sui forum. «È la morte del trail», scrive John Smith, veterano del Singletrack World. «Vuoto pneumatico, sella imbottita, niente più sudore, niente più silenzio». Il timore è che l’elettrica a basso costo trasformi i sentieri in autostrade, gonfi l’afflusso su percorsi già congestionati e spinga le amministrazioni a regole più severe per tutti.
Ma c’è un controsentiero, e si chiama dati. Nei primi quattro mesi del 2024 le vendite di e-MTB in Europa sono cresciute del 38 %. Quelle di muscle bike tradizionali sono scese del 9 %. Il grafico è una forbice che si allarga: chi resta fuori rischia di perdere il passo.

La città è il vero terreno di conquista
Milano, Parigi, Barcellona: i comuni stanno già ridisegnando le piste ciclabili per sopportare il peso maggiore delle e-bike. Decathlon, con il suo prezzo da scooter elettrico, punta proprio a chi oggi fa il pendolare in auto. Il calcolo è crudo: 2.499 € contro 8.000 € di costo medio annuo di un'utilitaria incluse benzina, assicurazione, parcheggio. Il risparmio è tale che anche il più scettico finisce per farsi un conto in tasca.
Dr. Sarah Lee, ricercatrice in politiche urbane alla UCL, è senza mezzi termini: «Ogni e-MTB venduta a quel prezzo toglie 0,8 auto dal traffico nei primi dodici mesi. Se il trend continua, nel 2026 potremmo avere 400.000 veicoli in meno solo in Europa». Il beneficio ambientale non è un’allegoria: è una colonna di CO2 che non entra in atmosfera.

Il marchio che non vuole restare solo un marchio
Decathlon non si è mai nascosto: vuole diventare il Ikea della mobilità. L’e-MTB è solo l’apripista. Entro Natale arriverà una versione pieghevole a 1.799 € e una cargo-bike a 3.199 €. L’obiettivo è chiudere il cerchio: famiglia, tempo libero, spesa, lavoro. Il rivenditore tradizionale, con il suo negozio lucido e i listini che partono da 4.000 €, appare improvvisamente un reperto d’altri tempi.
Il rischio per le aziende storiche è di finire come i negozi di fotografia quando arrivò il digitale: ancora aperti, ma con vetrine che nessuno guarda.

L’ultimo chilometro è sempre quello vero
Non serve un sondaggio per capire chi vincerà. Basta osservare i gruppi WhatsApp dei ciclisti: chi aveva giurato di «non mettere mai la batteria» ora chiede «ma quella Decathlon quando torna disponibile?». Il passaparola è più forte di ogni spot. E mentre i brand premium cercano di difendere il territorio con aggiornamenti software e edizioni limitate, Decathlon spedisce un altro container di e-MTB dal Vietnam, pronto a esaurirsi in venti giorni.
La lezione è spietata: quando il prezzo raggiunge il cuore, la retorica del «puro» diventa un lusso che pochi si possono permettere. Il ciclismo non è mai stato immune alla tecnologia; solo questa volta la tecnologia indossa il nome di un ipermercato e porta il suono di una cassa automatica.