Dopo il botto sulla harlem avenue, l'auto scappa: «credeva fosse un cane»

Alle 1:35 di domenica il corpo di Juan Villagomez vola per tre metri e si schianta sull'asfalto di Bridgeview. Il conducente – una Chevrolet Impala rossa – non rallenta, sparisce verso sud sulla Harlem Avenue. Dietro resta solo il fratello Claudia, gridare il nome di Juan mentre il sangue si allarga sullo stretto tratto di media corsia.

Un'ora dopo la polizia trova la macchina ferma all'86° isolato di South Harlem. Dentro c'è Abigail Mason, 32 anni, di Cicero. Confessa: «Ho colpito qualcosa, pensavo un cane». Gli agenti le mostrano le immagini dei videosorveglianza del Krash Bar, dove Juan e Claudia erano usciti pochi minuti prima. Il volto di Mason si scompone: capisce che il «qualcosa» era un uomo.

Il attraversamento che è diventato una trappola

Il locale – 7112 S. Harlem Ave. – è un cubo di cemento e luci al neon, aperto fino alle 3. I due fratelli lo attraversano per raggiungere il parcheggio sul lato opposto. La strada, a quell'ora, è un fiume di fari che scorrono a 70 km/h. Juan si ferma un istante sullo spartitraffico. L'Impala lo investe in pieno, lo proietta contro il guard-rail. Claudia lo vede volare, urla, ma l'auto è già lontana.

«Non c'è stato frenata, niente», racconta un testimone al 911. «Solo un botto secco, poi il silenzio».

I paramedici trasportano Juan all'Advocate Christ Medical Center di Oak Lawn. Muore alle 2:14. «Traumi poliviscerali», dice il referto. «Arrivato in arresto cardiocircolatorio».

Accusa: fuga da incidente mortale

Accusa: fuga da incidente mortale

Mason è stata formalmente accusata di leaving the scene of a fatal crash, reato che in Illinois può valere fino a 14 anni. Il giudice ha fissato la cauzione a 100.000 dollari. L'alcool-test è risultato negativo, ma la procura ha ordinato l'esame tossicologico completo. Risultato tra dieci giorni.

Harlem Avenue è rimasta chiusa per sei ore. I vigili hanno raccolto frammenti di paraurti rosso, un sandalo di pelle, un telefono con lo schermo in frantumi. I tecnici hanno misurato la distanza del corpo: 11 metri dal punto d'impatto. «Velocità stimata: 65-70 km/h», dice il rapporto. Il limite è 40.

La famiglia Villagomez ha già ingaggiato l'avvocato Luis Gutierrez, specializzate in omicidio stradale. «Non è un incidente», dice. «È omicidio colposo con aggravante della fuga. Vogliamo il massimo della pena».

Intanto il Krash Bar ha chiuso due giorni «per lutto». Sul marciapiede, accanto al cartello «Open», è apparsa una corona di fiori bianchi e una foto di Juan in smoking, sorridente. Sotto, una scritta incisa a mano: «Non sei un cane. Eri mio fratello».