Doppio colpo sul golfo: due proiettili fanno tremare ras tanura

Un attimo di silenzio, poi il primo botto. Un'ora dopo, il secondo. Due proiettili non identificati sono piombati a ridosso di un portacontenitori che transitava appena a nord-est di Ras Tanura, la perla petrolifera dell’est saudita. Nessuna perdita di vite, lo garantisce la UKMTO, l’ente di sorveglianza navale britannico, ma l’incidente – così lo chiamano per ora – ha già fatto il giro dei trading desk di mezzo mondo.

Cosa è successo davvero

La zona è la stessa dove, il 28 febbraio, i resti di due drone iraniani abbattuti hanno mandato in tilt una parte della raffineria di Aramco. Stavolta il bersaglio non è l’impianto, bensì una nave mercantile: un dettaglio che, in tempi di attacchi Houthi e assicurazioni marittime alle stelle, pesa come un macigno. Gli investigatori sauditi tacciono, i britannici si limitano a un comunicato asciutto, ma il mercato del Brent è già salito di un altro dollaro.

Il timing è sospetto. Da quando Washington e Tel Aviv hanno alzato il tiro contro Teheran, ogni scintillio nel Golfo Persico viene letto come un possibile preludio a una ritorsione. Eppure l’Iran nega ogni coinvolgimento, mentre le compagnie di navigazione ricalcolano le rotte passando più a sud, dove le navi da guerra americane fanno da scorta.

Il prezzo lo pagano i consumatori

Il prezzo lo pagano i consumatori

Ras Tanura non è un punto qualsiasi: 6,5 milioni di barili al giorno di capacità di esportazione, un terzo del flusso saudita, un polo che muove il 7% del petrolio globale. Un solo colpo andato a segno lì spedisce il Brent sopra i 100 dollari in meno di un’ora. Lo sanno bene le centrali di rischio delle banche europee, che stanno già rivalutando i modelli di stress test per il secondo semestre.

La UKMTO parla di «proiettili», non di missili. Una sfumatura tecnica che lascia aperte tre piste: artiglieria costiera, drone-bomba o residuelli esplosi in aria dopo un’intercettazione. Nessuna ipotesi è confortante, perché tutte indicano una minaccia diffusa e non più circoscritta alle sole infrastrutture onshore.

Lo scorso anno i danni diretti degli attacchi nel Golfo hanno superato i 3 miliardi di dollari, tra assicurazioni, premi di transito e interruzioni di produzione. Oggi il conto rischia di lievitare ancora: le compagnie assicurative hanno appena alzato del 15% la tariffa per chi passa da Ras Tanura, e il sovrappremio è destinato a crescere se la Royal Navy dovesse decidere di allargare la zona di exclusion.

Il segnale è chiaro: anche un «incidente» può bastare a rimettere in discussione l’equilibrio energetico globale. Mentre i diplomatici fanno le loro partite, i trader non aspettano: stanno già scommettendo sul primo cargo di petrolio saudita che, per precauzione, farà il giro dell’Africa invece di passare per Suez. Un’ora di fuoco, e il conto lo pagheremo alla pompa.