economia

Arriazu disegna il 2026: dollari a go-go se non sbagliamo

«Ci usciranno dollari dalle orecchie, se non sbattiamo contro la giostra». Con la metafora di un Luna Park, l’economista più ascoltato da Javier Milei ha tracciato la rotta per il prossimo anno: fiducia contro disoccupazione, Argentina contro sé stessa.

Ricardo Arriazu ha parlato giovedì a Tucumán davanti a una platea di industriali e banchieri. Ha preso la parola fiducia e l’ha ridotta a una sola domanda: «Compro dollari o no?». Tutto il resto, ha detto, è rumore.

L'errore delle bande cambiarie: 31% di inflazione e nessun dollare comprato

Lo scorso anno il governo applaudì il regime a bande. Arriazu no. «Rischio Paese raddoppiato, attività crollata, zero riserve aggiunte». Il crawl del 1% semestrale prometteva 18% di inflazione, ne è arrivato il 31%. «Se la gente non crede, compra. E se compra, vince».

Da quando il cepo è saltato ad aprile 2025, i risparmiati hanno fagocitato 31.000 milioni di dollari. «La partita l’abbiamo vinta noi, non i fondi. Il contado era a 1.500 pesos, oggi è a 1.390. La prossima volta chi specula ci penserà due volte».

Il prezzo: periferia in rivolta e industria di buenos aires sul lastrico

Il prezzo: periferia in rivolta e industria di buenos aires sul lastrico

La controffensiva ha un volto: quello degli operai del Gran Buenos Aires. Lì l’industria si è addensata per anni di protezionismo, lì adesso si concentra la distruzione di posti di lavoro. «La povertà si sposta in periferia, la fiducia sale nelle province. È il nuovo spartiacque».

Arriazu non fa sconti: «La struttura produttiva è artefatta. Abbiamo sussidiato ciò che non sapevamo fare e tassato ciò che sapevamo. Ora qualcuno sparirà. La creazione è lenta, la distruzione no».

2026, L

2026, L'anno in cui i pianeti si allineano

«Nessun deficit, niente stampa di moneta, soja e gas a prezzo d’oro. I pianeti si allineano per un grande 2026, se non sbattiamo contro la giostra». L’errore da evitare? «Cambiare regole a metà del giro, devalutare per compassione elettorale. Il momento per colpire lo speculatore, non per dargli ragione».

Ha concluso con una battuta amara: «Un Paese che ha fatto default nove volze cantando l’inno è un truffatore seriale. Finché la gente lo ricorda, il dollaro resta la sua unità di conto». Il 2026 può essere il anno della redenzione, ma la storia pesa. E pesa in dollari.