Il consumatore americano trema: recessione al 50%
I ciliegi di Washington sono in piena fioritura, ma l'Economia americana sembra bloccata in un inverno che non vuole finire. Il sentiment dei consumatori statunitensi è crollato ai minimi degli ultimi tre mesi a marzo, schiacciato dal peso del conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, che ha rimescolato le carte su inflazione, crescita e tassi di interesse. Un cocktail che nessuno voleva ordinare.
I numeri che fanno paura
L'indice finale dell'Università del Michigan si è fermato a 53,3, in calo rispetto alla lettura preliminare di 55,5. Siamo vicini ai minimi storici. Ma è il contesto a rendere il dato ancora più pesante: il prezzo del petrolio è salito di quasi il 50% nell'ultimo mese, la benzina al dettaglio ha raggiunto i 3,98 dollari al gallone, con un balzo di un dollaro secco, e l'S&P 500 ha perso il 7,4%. Il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che a febbraio l'Economia ha eliminato inaspettatamente 92.000 posti di lavoro, mentre la crescita salariale è scivolata ai livelli più bassi degli ultimi dieci anni.
La cifra parla da sola: le aspettative di inflazione a 12 mesi sono salite al 3,8% dal 3,4% di febbraio. L'OCSE è ancora più pessimista e ha alzato la sua previsione di inflazione per gli Stati Uniti nel 2026 dal 2,8% al 4,2%. La Federal Reserve, invece, ha rivisto al rialzo la sua stima annuale di un solo decimale, portandola al 2,7%. Una distanza di vedute che lascia perplessi.

Recessione: ora è quasi un lancio di moneta
Moody's Analytics ha calcolato che la probabilità di una recessione nei prossimi dodici mesi ha raggiunto il 48,6%. Praticamente testa o croce. Goldman Sachs ha alzato la sua stima al 30%, citando inflazione, prezzi energetici e rallentamento della crescita. Entrambe le cifre sono ben al di sopra della soglia base storica, che oscilla tra il 15% e il 20%.
I mercati si sono già mossi di conseguenza. I dati del CME Fedwatch mostrano che i trader hanno praticamente accantonato l'ipotesi di tagli ai tassi da parte della Fed per quest'anno. C'è di più: stanno prezzando una probabilità vicina al 25% di un rialzo entro dicembre, contro meno del 3% di possibilità di tagli. Il cambio di scenario è stato rapido e brutale.

Chi dice di stare calmi e perché vale la pena ascoltarlo
Joanne Hsu, economista dell'Università del Michigan e direttrice del sondaggio, ha sottolineato che nonostante il crollo del sentiment, i consumatori sembrano convinti che le conseguenze negative del conflitto con l'Iran saranno limitate nel tempo. Una dissociazione tra umore e comportamento di spesa che, storicamente, non dura per sempre, ma che per ora regge.
Torsten Sløk, capo economista di Apollo, ha invitato tutti a non farsi prendere dal panico: secondo lui i mercati stanno reagendo in modo eccessivo a quello che sarà probabilmente un periodo di volatilità di quattro-sei settimane, destinato a sfociare in cinquant'anni di stabilità nei mercati petroliferi, nelle catene di approvvigionamento e nella geopolitica. Una previsione ambiziosa. Forse troppo. Ma è esattamente il tipo di scommessa che separa chi guadagna dalle crisi da chi ne viene travolto.