Il dollaro crolla in borsa: 500 milioni in un giorno e la corsa all'oro verde è già iniziata
485,9 milioni di dollari sono passati di mano ieri sul mercato dei cambi, un flusso che ha spinto il peso a recuperare 16 punti e ha fatto scendere il dollaro ufficiale a 1.382. È il segnale che il superavit agricolo sta per arrivare e che, per la prima volta dopo mesi, il Banco Central può respirare.
Il campo detta il ritmo
La liquidazione delle colture estive sta trasformando il clima della plaza. Lunedì si era già visto un balzo del 20% nel volume operato, ma martedì è arrivata la conferma: il grano e la soia stanno riversando dollari sul mercato con una velocità che nessuno si aspettava prima di metà aprile. I trader, da tempo rassegnati a difendere posizioni, hanno improvvisamente ricominciato a vendere divise.
Il risultato è una banda cambiaria che torna a essere credibile. Il tetto fissato dal BCRA a 1.655,22 pesos ora dista 273 pesos dal prezzo di mercato: un margine che in gennaio sembrava una chimera. Anche il dólar blue ha ceduto, chiudendo a 1.410 pesos, in calo di 15 unità: la breccia con il ufficiale si è ridotta a meno di 30 pesos, livello che non si vedeva da fine 2024.

Il lato oscuro del successo
Ma il dato che fa tremare i tecnici di Reconquista 266 è un altro. Il primo trimestre 2026 chiude con un arretramento del 5% del tipo di cambio ufficiale, mentre l'inflazione viaggia verso il 10%. In altre parole: il peso si è rafforzato in termini reali, penalizzando esportatori e riducendo il gettito in pesos di ogni camion di soia che attraversa i porti del Paraná.
Il Tesoro, intanto, continua a rifugiarsi sul mercato interno. Martedì ha piazzato altri 34 milioni di dollari di Bonar 2028, portando a 184 milioni il totale del mese sul solo titolo. Sommando Bonar 2027 e altri strumenti, il finanziamento doméstico ha raggiunto 681 milioni di dollari in marzo: una cifra che copre i rimborso di capitale, ma che nasconde la difficoltà di collocare titoli a scadenza oltre il 2025. Gli investitori, insomma, comprano ma non credono alla stabilità post-election.

La trappola della fiducia
Gustavo Ber, di Estudio Ber, avverte: «La fase di ricomposizione delle riserve è fragile. Servirà un roll-over della deuda in dollari senza precedenti, altrimenti il flusso agricolo si trasformerà in una semplice tregua». Ignacio Morales, CIO di Wise Capital, è più diretto: «Il drenaggio esterno per pagare gli impegni del 2027 è già cominciato. Il surplus commerciale potrebbe non bastare».
Così, mentre i banchieri celebrano la caduta del dollaro, nei piani alti di Economía si prepara il piano B: accelerare le colocazioni di cortissimo e sperare che il campo mantenga il ritmo di vendita fino a luglio. Il gioco è appena cominciato: ogni milione di dollaroni in più oggi può trasformarsi in un buco da colmare domani.