Il petrolio esplode: 100 dollari il barile, torna la paura medio oriente

Toccati 112,57 dollari il Brent, massimi da quattro anni. Gli hedge fund scommettono altri rialzi: spread Brent-WTI a +13, la morsa sugli approvvigionamenti si stringe.

Lo stretto di hormuz è un grilletto a due stadi

Una sola scintilla e il 20 % del greggio mondiale resta bloccato. È questo il pensiero fisso delle trading room mentre i terminal di Singapore e Rotterdam aggiornano i premi di rischio. Venerdì 27 marzo il contratto maggio sul Brent ha chiuso in rialzo del 4,22 %, spinto da un'escalation verbale tra Teheran e i paesi del Golfo e da un warning non ufficiale di Mosca su possibili clausole di forza maggiore sui carichi di Novorossiysk.

Il WTI ha perforato la resistenza a 98 dollari come fosse carta velina, portando con sé i margini di raffinazione europei: a Rotterdam lo spread crack per la benzina è salito a 18,4 $/bbl, il livello più alto dall'invasione russa dell'Ucraina. Le compagnie aeree staggionando il 40 % del fabbisogno di kerosene a prezzi ancora fuori dal money, mentre le flotte containerizzate valutano sovrapprezzi bunker di 120-150 $/t nei prossimi contratti trimestrali.

Perché gli shale americani non corrono ai ripari

Perché gli shale americani non corrono ai ripari

Il rig count Usa è fermo a 623, appena +8 % sul 2025. Gli operatori del Permian ricordano il bagno di sangue 2020: «Capital discipline prima di tutto», ripetono ai fondi. Il CEO di Pioneer, ricorda ancora i dividendi promessi, non i barili. Risultato: la curva WTI backwardation tocca i 6,30 $ tra aprile e dicembre, invitando a svuotare gli storage invece che a riempirli.

La Cina intanto tira la corda: import record a febbraio, 11,3 milioni di barili al giorno, mentre il NSC di Pechino aumenta le scorte strategiche di altri 30 giorni. Traduzione: il surplus di domanda asiatica è reale, non speculativo.

Chi gagna, chi perde in tempo reale

Il riyad saudita si rafforza sui 12,5 miliardi di dollari di extra-entrate al mese; Moscow copre il 40 % del budget militare con il solo prezzo spot. Dall'altra parte, Ankara brucia 4 mld $ di sussidi per calmare la benzina a 23 lire, e il Fondo Monetario avverte: ogni 10 $ di aumento taglia lo 0,4 % dal Pil delle economie importatrici nette. L'Eurozonateme un nuovo +0,6 % di inflazione entro giugno, sufficiente a costringere Lagarde a un luglio da 50 punti base.

Le compagnie low-cost europee hanno già iniziato a hedge il 60 % del consumo Q2 a 105 $/bbl: se il conflitto si allunga, i biglietti estivi torneranno ai livelli post-Covid. «Stiamo vendendo timori, non solo sedili», confessa un revenue manager di Ryanair.

Il prossimo catalizzo è già in calendario

Il 4 aprile l'OPEC+ riunisce il Joint Ministerial Monitoring Committee: il ministro saudita Abdulaziz giocherà a far finta di sorpresa, ma i mercati scommettono su un'estensione dei tagli fino a settembre. Il giorno dopo arrivano gli EIA weekly stocks: se le scorte Usa scendono sotto i 450 milioni di barili, il fronte WTI proverà l'assalto a 110 $.

Intanto i gestori di ETF energy registrano afflussi da 2,4 miliardi in una settimana, record da 18 mesi. E nei sotterranei di Cushingrestano solo 26 milioni di barili di capacità operativa: meno di tre giorni di forward cover. Una cifra che parla da sola: lo spazio di manovra è finito, e il prezzo è l'unico argano rimasto.