Lvmh sotto tiro: vendeva rossetti a 12enni nascondendo le trappole
L’Autorità Garante della Concorrenza ha aperto un’istruttoria che può far crollare la patina dorata del lusso. Sephora e Benefit Cosmetics, due insegne del colosso francese LVMH, sono finite nel mirino per aver spacciato cosmetici per adulti a ragazzini di 11-13 anni. Il metodo? Minorenni pagati per pubblicare videotutorial su TikTok e Instagram, senza alcun avviso su possibili irritazioni da retinolo o acidi.
Le prove raccolte dai tecnici dell’AGCM mostrano una catena di like, tag e codici sconto che partiva da profili ancora senza patente e arrivava a classifiche di incassi da milioni. Il prodotto più gettonato: il «They’re Real! Magnet» mascara di Benefit, formulato per ciglia mature e ora sbattuto in viso a pre-adolescenti terrorizzati dall’idea di «non essere abbastanza».
La pelle dei 12enni diventa terreno di sperimentazione
La dermatologa pediatrica Laura Balduzzi ha consegnato ai periti 18 casi di dermatiti da over-trattamento: «Bambine che si applicano tre sieri a notte, scrub chimici ogni mattina, filtri solari minerali mai adatti a loro età. Il risultato è una barriera cutanea distrutta a 13 anni, con rossori cronici che sfociano in terapie antibiotiche». Nessuna delle confezioni analizzate riportava l’obbligo di «testare prima su avambraccio» o l’avvertenza «non idoneo sotto i 16 anni», come invece impone il regolamento europeo 655/2013.
L’inchiesta è partita da una segnalazione anonima – un genitore romano che ha trovato nella camera della figlia 14 creme anti-età, il 70% con acquisto one-click attivato da un influencer di 12 anni con 400.000 follower. La procura distrettuale di Roma ha acquisito le fatture digitali: in un solo trimestre la ragazzina ha speso 1.840 euro, ricevendo in cambio codici affiliazione da condividere in classe.

Tiktok trasforma il bagno di casa in una profumeria
Secondo i dati NIQ Italia, il 62% dei cosmetici venduti via social nel 2023 è finito in mani under-16. Il fatturato del «social commerce beauty» è cresciuto del +47% proprio grazie a reel di 30 secondi dove si promette «pelle di porcellana a 11 anni». LVMH, che controlla Sephora, non ha mai negato la strategia: «Il nostro target primario resta donna 25-40», si legge in un’email interna trasmessa all’AGCM. Peccato che la stessa email elogi «micro-influencer di 13 anni con engagement rate del 18%».
Se l’accusa di pratica commerciale scorretta sarà confermata, le sanzioni possono arrivare al 10% del fatturato mondale. Tradotto: multa potenziale da 8 miliardi per il gruppo guidato da Bernard Arnault. Ma il danno reale è altrove: una generazione che associa il proprio valore al numero di prodotti sullo scaffale del bagno. E che impara a temere le rughe prima ancora di avere il ciclo.
L’indagine dovrebbe chiudersi entro ottobre. Intanto Sephora ha già tolto dai corner italiani i «starter kit teen» e nascosto gli scaffali anti-age negli angoli più alti. Troppo tardi: le ragazzine hanno scoperto che basta un click per sentirsi grandi. E per rovinarsi la pelle.
