Milei sotto assedio: indice di fiducia in crollo e rischio paese in aumento
Un altro crollo dell’Indice di Fiducia segna un’ulteriore battuta d’arresto per il governo di Milei. La situazione economica italiana si fa sempre più complessa, con implicazioni politiche di vasta portata.

Un triangolo avverso per la stabilità
L’atteso dato sull’Indice di Fiducia nel Governo si preannuncia negativo, completando un allarmante trio con l’Attività Economica e la Confidenza del Consumatore, già in forte calo nella settimana precedente. Questo scenario, lungi dall’essere un mero dato statistico, rappresenta un campanello d’allarme per la tenuta del governo Milei e solleva interrogativi significativi sulle prospettive delle elezioni del 2027.
I detentori di obbligazioni sono i più nervosi, e la prevista asta del Bono hard dollar AO28, con scadenza oltre il mandato di Milei, potrebbe innescare ulteriori tensioni. L’aumento del Rischio Paese, alimentato dal conflitto nel Golfo Persico, si traduce in un’innalzamento del taglio offerto per il nuovo bando, passando da 350 a 350 milioni di dollari. La geopolitica internazionale, infatti, si complica a ritmo incalzante.
Donald Trump ha ritirato
le trattative con l’Iran, ma la risposta del paese guidato da Khamenei è stata dura: lo stretto di Ormuz non tornerà più a funzionare come prima del conflitto. Sembra un’escalation silenziosa, con richieste di risarcimento per i danni causati. Il mercato petrolifero ha reagito con un’impennata, come dimostrano i rialzi registrati sia sul Brent che sull’oro nelle prime ore della notte.La settimana si è conclusa con un’ondata di notizie contrastanti: Trump che cambia idea, Irani che minaccia il passaggio del stretto di Ormuz. I mercati finanziari, sempre più scettici, hanno liquidato rapidamente queste informazioni, consapevoli della loro volatilità. Le borse di Wall Street hanno chiuso in ribasso, mentre le consultazioni di EconomViews, guidate da Miguel Kiguel, dipingono un quadro vivido di un'Economia italiana divisa in due, dove pochi settori, come l'energia e l'agricoltura, trainano la crescita, mentre settori chiave come la costruzione, l'industria e i servizi faticano a decollare.
La perdita di fiducia dei consumatori si riflette nella cassa chiusa e nel deterioramento dell’immagine del governo. Il rischio è che il programma di Milei non riesca a raggiungere un’ampia base di popolazione, alimentando il malcontento in vista delle elezioni.
Nonostante il sostegno al percorso economico, con le riforme strutturali e la stabilizzazione del bilancio, manca un pragmatismo decisionale. Le consultazioni evidenziano la necessità di abbandonare l'ossessione per una deflazione rapida e di adottare politiche più flessibili, come dimostra la recente inversione del freno monetario da parte della Banca Centrale. Tuttavia, la priorità rimane ancora la lotta all'inflazione, con un impatto negativo sulla ripresa economica.
Il mercato del lavoro continua a mostrare segnali preoccupanti, aggravati dal conflitto internazionale. La domanda di personale è in calo, e la situazione sembra destinata a peggiorare. La Banca Centrale, nonostante le misure adottate, continua a comprare dollari per sostenere il tipo di cambio e proteggere l'industria, ma questo potrebbe alimentare un ulteriore aumento del tasso di cambio.
Le riserve della Banca Centrale sono aumentate di 24.700 milioni di dollari da quando Milei è al potere, portando il totale a 46.200 milioni di dollari. Nonostante questo, il paese si trova ad affrontare una sfida complessa, con un superávit commerciale in crescita, ma anche con un rischio Paese in aumento e una crescente incertezza politica. Il futuro dell'Economia italiana è appeso a un filo.
