Trasporto gratis in australia: soluzione o illusione costosa?
Il carburante è diventato un lusso. In Australia, la benzina verde ha superato i 2,60 dollari al litro, il diesel sfiora i 3,20, e i governi statali si trovano a dover rispondere a una crisi che brucia i portafogli delle famiglie ogni settimana. La risposta di Victoria è arrivata domenica scorsa: trasporto pubblico gratuito fino alla fine di aprile. La Tasmania ha seguito a ruota, con bus e traghetti sul fiume Derwent senza biglietto fino al 1° luglio. Il New South Wales, invece, ha fatto due conti e ha preferito non muoversi: il suo ministero del Tesoro stima un costo di 140 milioni di dollari al mese in mancati introiti dalla carta Opal. Il doppio di quanto previsto per Victoria.
Quando la gratuità sembra una buona idea ma non lo è del tutto
Il professor Graham Currie dell'Università di Monash, tra i massimi esperti mondiali di trasporto pubblico, non si tira indietro: la misura è rapida da attuare e fa la differenza per chi fatica a pagare il pieno ogni settimana. «Siamo in una situazione insolita, e questa è una cosa piuttosto sensata da fare», dice. Ma poi arriva il dettaglio che cambia tutto.
Solo circa la metà dell'Australia urbana ha accesso a un trasporto pubblico di qualità accettabile. Il che significa che chi beneficia davvero della gratuità tende ad abitare nei quartieri centrali e benestanti delle grandi città. «Toorak ha un ottimo trasporto pubblico», osserva Currie con una punta di ironia, riferendosi a uno dei quartieri più ricchi di Melbourne. Chi vive in periferia, nelle aree rurali o nelle città regionali, non riceve nulla. Zero.

Il caso queensland e il paradosso dei ciclisti convertiti
Il professor Mark Hickman, ingegnere dei trasporti all'Università del Queensland, ha studiato l'impatto della tariffa da 50 centesimi introdotta nello stato diciotto mesi fa. I risultati sono istruttivi, nel senso più scomodo del termine. «L'aumento dei passeggeri c'è stato, ma la quota di persone che hanno abbandonato l'auto è una percentuale molto piccola», spiega. La crescita è venuta principalmente da chi prima andava in bicicletta, a piedi, o semplicemente non si spostava affatto.
Tradotto: il trasporto gratuito non svuota le strade di auto. Sposta i ciclisti sui tram. Un risultato che, di fronte a una crisi del carburante, ha il sapore di un obiettivo mancato.

Settantuno milioni che forse potevano fare di più
Currie è sollevato che la misura victoriana sia limitata a un mese. Ma solleva un interrogativo che nessun comunicato governativo ha affrontato: quei 71 milioni di dollari potevano essere investiti altrove con effetti più duraturi. «Potresti mettere gli stessi soldi in aree che non hanno trasporto pubblico. Oppure elettrificare la flotta di autobus e alimentarla con energia rinnovabile.» Non è la risposta immediata che cercano i governi in campagna elettorale, ma è quella che costruisce qualcosa.
Hickman va oltre e segnala una contraddizione che sembra sfuggita a tutti: il governo federale ha appena dimezzato per tre mesi le accise sui carburanti, risparmiando agli automobilisti 26 centesimi al litro. I governi statali, nel frattempo, rendono gratuito il trasporto pubblico per invogliare le persone a lasciare l'auto. «Mi sembra una combinazione strana di politiche», dice Hickman. «Perché non scegliere una delle due?»
La risposta, probabilmente, è che nessuno vuole rinunciare al consenso che viene dall'una e dall'altra misura. E così l'Australia spende in entrambe le direzioni, sperando che almeno una funzioni.