economia

Villeroy mette le mani avanti: la bce è pronta a intervenire, ma il rialzo dei tassi resta un miraggio

François Villeroy de Galhau non usa mezzi termini: «Siamo pronti a muoverci se l’inflazione da energia si allarga, ma è troppo presto per parlare di tempi». Le sue parole, rilasciate a La Stampa, spaccano in due il board della Bce: chi vuole agire subito e chi, come lui, preferisce attendere che i dati parlino chiaro.

Il dilemma: shock energetico o seconda ondata?

Il dilemma: shock energetico o seconda ondata?

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha spinto il petrolio a ballare, ma la Bce non può fermare il primo schiaffo sui prezzi. Quello che conta, spiega Villeroy, è evitare che il caro-benzina si trasformi in caro-vita: aumenti stipendiiali, servizi più cari, core inflation che si incendia. Insomma, la seconda ondata.

I mercati, però, non aspettano. Hanno già scommesso su tre rialzi dei tassi nel 2026, il primo a giugno. Una corsa che la Bce osserva con sospetto: «Non possiamo permettere che le aspettative ci facciano perdere il controllo», confida un funzionario francese. Traduzione: se i dati di aprile deludono, le quotazioni di un intervento a primavera evaporano.

Il dilemma è reale. Da un lato, l’inflazione torna a galla: l’indice armonizzato a gennaio è salito al 2,8%, due decimi sopra l’obiettivo. Dall’altro, la crescita europea langue: la Germania ha chiuso il 2024 a zero, l’Italia a +0,1%. Stringere troppo presto rischia di affossare la ripresa. «Siamo pronti, ma non prigionieri di un calendario», ripete Villeroy come un mantra.

Il vero nodo resta il salario. Le trattative sindacali in Francia e Spagna chiedono aumenti vicini al 4%. Se questi accordi diventano la norma, la Bce dovrà alzare i tassi anche contro voglia. «Il nostro mandato è chiaro: prezzi stabili. Il resto è conversazione», taglia corto un economista di Francoforte.

Intanto, il differenziale tra titoli di Stato italiani e tedeschi sale a 135 punti base. Un segnale che gli investitori stanno già pricing il rischio di una svolta hawkish. Villeroy lo sa: «Ogni parola pesa. Un errore di comunicazione costa 10 miliardi». Per questo, per ora, la Bce tiene il dito sul grilletto ma non spara. Il prossimo dato flash sull’inflazione, in uscita il 3 marzo, potrebbe essere la carta che fa saltare il banco. O confermare che il rialzo resta, appunto, un miraggio.