Ecuador anticipa le elezioni per bloccare correa: il cne diventa operatore politico
Il Consiglio Nazionale Elettorale dell’Ecuador ha spostato le elezioni locali dal 14 febbraio 2027 al 29 novembre 2025. Ufficialmente per il clima. Nella pratica per chiudere la strada a Rafael Correa.
La commissione anticorruzione: «il cne è un operatore politico»
La società civile non ci sta. La Commissione Anticorruzione, osservatorio indipendente nato più di dieci anni fa, ha scaricato su X la sua accusa più pesante: «Il CNE si è trasformato in operatore politico: manipola i tempi elettorali, giudizializza gli attori e crea scenari esclusivi». Tradotto: il massimo organo elettorale ha deciso di giocare a carte marcate.
Il segnale è chiaro. Il movimento Revolución Ciudadana di Correa è sospeso per nove mesi, sotto inchiesta per presunto riciclaggio di fondi venezuelani. Spostare il voto a novembre significa costringere i candidati a presentarsi fuori lista, smantellando la macchina organizzativa costruita in mesi. «Non è una decisione tecnica, è un’imposizione politica», tuonano dai ranghi correisti.

Una sola voce dissenziente nel consiglio
Fra i cinque membri del CNE solo Elena Nájera ha votato contro. Ha ricordato che neppure durante la pandemia o l’El Niño del 1998 si è mai toccata la data delle elezioni. «Nessuno può garantire che il 29 novembre ci sarà bel tempo», ha detto. «Tutto questo alimenta il sospetto che la competizione non sia più equa».
Il vicepresidente del CNE, Enrique Pita, respinge ogni sospetto: «La decisione serve solo a garantire che i cittadini possano votare liberamente». Ma la Commissione Anticorruzione non gli crede: «Il paese ha bisogno di pluralismo ideologico e di un confronto aperto sulla crisi. Limitare questi dirtti significa favorire l’autoritarismo».
Intanto, Correa ha già dato istruzioni ai suoi: disertate la Revolución Ciudadana, correte come indipendenti. È la resa dei conti di una partita che si gioca lontano dai manifesti, nei corridoi dove le schede elettorali diventano pedine di una guerra per il controllo del paese.
Il 29 novembre si eleggono prefetti, sindaci, consiglieri e membri del CPCCS per il quadriennio 2027-2031. In ballo c’è il futuro amministrativo dell’Ecuador, ma anche la sopravvivenza stessa dell’opposizione. La democrazia ecuadoriana, già fragile, adesso corre con il fiato corto.