Al-scharaa ringrazia i tedeschi nel libro degli ospiti: ma dietro c'è altro

Berlino, Schloss Bellevue. Ahmed al-Scharaa, 43 anni, ex comandante di al-Qaeda in Siria, firma il libro degli ospiti del presidente federale Frank-Walter Steinmeier con poche righe scritte a mano in arabo. Un gesto protocollare, certo. Ma con al-Scharaa nulla è mai soltanto protocollare.

Le parole scritte a mano e ciò che nascondono

Il testo del messaggio è stato reso noto: «Sincera gratitudine e profondo riconoscimento dal popolo siriano al popolo tedesco per il suo onorevole sostegno e la sua straordinaria postura di fronte alla tragedia del popolo siriano. Chi non ringrazia gli uomini non ringrazia Dio. Con tutto il rispetto.» Parole eleganti, quasi liturgiche. Eppure il contesto in cui nascono è tutt'altro che spirituale.

La Germania ha accolto oltre un milione di siriani dal 2015 in poi, nell'ambito di quella politica migratoria che divise l'Europa e che in patria rimane ancora oggi una ferita aperta nel dibattito pubblico. Al-Scharaa lo sa. E lo ringrazia. Ma chi conosce la grammatica del potere sa che la gratitudine, quando viene da un capo di Stato che ha bisogno di soldi, raramente è disinteressata.

Il curriculum che nessun protocollo può cancellare

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Ricapitoliamo, perché la storia di quest'uomo merita di essere guardata senza sconti. Poco dopo l'invasione americana dell'Iraq nel 2003, al-Scharaa si unì ad al-Qaeda — la stessa organizzazione che due anni prima aveva abbattuto le Torri Gemelle. Combatté sotto il nome di battaglia «Mohammed al-Jolani» e arrivò a guidare la filiale siriana del network jihadista. Poi la svolta: prima un progressivo distacco dal terrorismo internazionale, poi la conquista spettacolare della Siria nel 2024, che pose fine alla dittatura di Bashar al-Assad dopo decenni di sangue.

È su questa transizione — reale o costruita ad arte — che si regge la sua legittimità internazionale. Il tappeto rosso a Berlino ne è la prova più visibile.

Ricostruzione, petrolio e il prezzo della rispettabilità

Ricostruzione, petrolio e il prezzo della rispettabilità

La Siria è un paese distrutto. Le infrastrutture, l'economia, il tessuto sociale: tutto da ricostruire. Al-Scharaa ha bisogno di capitali, e li cerca dove può trovarli. Berlino è una tappa strategica, non sentimentale. Nel libro degli ospiti ha ringraziato «il popolo tedesco», ma il messaggio reale era diretto agli investitori, ai politici, ai decisori economici che siedono nei palazzi della capitale federale.

La carta che intende giocare è geografica: la Siria, ha fatto sapere, potrebbe diventare un corridoio affidabile per il commercio petrolifero grazie alla sua posizione nel cuore del Medio Oriente. Un'offerta concreta, avvolta in una narrazione di rinascita. Ma i potenziali investitori frenano. E non senza ragione.

Il nodo che berlino non può ignorare

Il nodo che berlino non può ignorare

Sotto il nuovo governo di Damasco si sono già verificati massacri ai danni di minoranze. Cristiani, alawiti, drusi, curdi: la loro condizione è descritta dagli osservatori internazionali come fragile, per usare un eufemismo. Chi mette soldi in un paese dove le minoranze vengono perseguitate si espone a rischi reputazionali, legali e politici che nessun rendimento petrolifero compensa facilmente.

Il libro degli ospiti di Steinmeier diventa così uno specchio impietoso di questa visita: da un lato un uomo che cerca di riscrivere la propria biografia davanti al mondo, dall'altro una Germania che deve decidere se il pragmatismo geopolitico vale più dei principi che dice di difendere. La firma di al-Scharaa è inchiostro su carta. Le conseguenze di questa stretta di mano diplomatica, invece, dureranno molto più a lungo.