Enny, 23 anni, smonta il cliché della ‘wags’: «io pago l’affitto, non il mio calciatore»

Enny ha 23 anni, un contratto da 35 ore settimanali tra ambulatorio e sala operatoria e un biglietto stampato per Elversberg, dove domenica il suo Kolja potrebbe portare l’Hannover 96 a un passo dalla Bundesliga. «Non sono una ‘sposa di’, sono una donna che porta a casa il pane», dice con la voce ferma di chi ha già sentito troppe battute su borse e vacanze gratis.

Il primo sguardo era nel retrovisore

È successo nel 2021, quando Oudenne giocava ancora in Regionalliga con la Tasmania Berlin. «Nemmeno una parola alla festa in Grunewald», racconta. «Poi lui mi seguiva in macchina mentre cantavamo a squarciagola. I suoi amici hanno spammato il mio Instagram, io ho risposto solo quando ha scritto di persona.» Da lì è partita la staffetta tra ospedale e stadi di provincia, tra turni notturni e trasferte in seconda divisione.

Il trasferimento a Hannover l’ha trovata sola in un appartamento vuoto, con le amiche ancora a Berlino e il fidanzato nei ritiri pre-partita. «Weekend a fare avanti e indietro sulla A2, piangendo in autostrada. Poi ho capito che la solitudine è anche libertà: ho imparato a dipingere i muri, a riconoscere i tifosi al bar sotto casa dal modo in cui pronunciano ‘Kolja’».

La parola ‘wags’ fa venire il rash

La parola ‘wags’ fa venire il rash

«Fa sembrare che io passi le giornare su Instagram a scegliere borse. Invece alle 6.45 sono già in corsia, a spiegare a un signore dove firmare per l’artroscopia.» Quando le chiedono se mai rinuncerebbe al lavoro per seguire un eventuale trasferimento all’estero, annuisce senza esitare: «Il mio diploma lo rivendico ovunque. Lui invece ha dieci anni di calcio davanti, non glieli ruba nessuno».

Insulti social? «Leggo ‘gold-digger’ sotto le foto e mi viene da ridere: il nostro conto corrente è separato e il mutuo lo paghiamo metà e metà.»

Il consiglio finale: «date una chance alla liga regionale»

Il consiglio finale: «date una chance alla liga regionale»

Alla fine della chiacchierata, mentre controlla l’orario del treno per l’HDI-Arena, lascia cadere la frase che chiude ogni discussione: «Se amate l’uomo e non il contratto, un ragazzo che divide lo spogliatoio con i pendolari del lunedì mattina vale più di tutti gli yacht del mondo». Poi scatta la foto del biglietto: posto 12, gradinata nord. Nessun vip lounge. Solo Enny, il suo camice piegato nello zaino e la 96 che urla per il sogno Bundesliga.