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Il bayern alza i prezzi: 200 euro per vedere real, la curva trema

90 euro il biglietto più economico, 200 per sedersi vicino alla panchina. Il ritorno di Champions Bayern-Real del 15 aprile è diventato un lusso che molti tifosi bavaresi giudicano «fuori mercato». La società ha pubblicato i listini mercoledì scorso e in Rete è subito esplosa la protesta: rispetto all’ottavo con l’Atalanta i prezzi sono cresciuti dal 50 al 70 %.

La giustificazione ufficiale? «Spettacolo globale, domanda alle stelle». Ma il dato che brucia è un altro: per i 432.500 soci del club è previsto solo uno sconto di 30-40 euro, mentre bambini, over 65 e disabili pagano la metà. Il resto può solo sperare nella lotteria: i tagliandi verranno assegnati a sorte, perché le richieste hanno già superato di dieci volte la capienza.

La curva ferma a 19 euro, ma è solo una scorciatoia simbolica

La Nord- e la Südkurve pagano ancora 19 euro, stesso prezzo dell’andata contro l’Atalanta. Sembra un’isola di resistenza, ma quei 14.000 posti in piedi coprono appena il 20 % dell’Allianz Arena. Il resto dello stadio è un parco a pagamento: 120 euro in tribuna media, 170 per la zona hospitality low-cost, 200 per la centralissima Main Stand. Spendere meno di 90 euro è impossibile, a meno di accontentarsi del penultimo anello.

Il confronto europeo smonta il mito del «caro Bayern». Al Bernabéu l’andata costa 120 euro la categoria più bassa, 445 la «Grada Premium». In termini medi, i club spagnoli applicano listini superiori del 35 %. La sensazione dei supporter, però, non è relativa al confronto internazionale ma alla velocità del rincaro in casa propria: in due mesi la curva morbida è diventata un dirupo.

I numeri del business champions: più ricavi, meno tifosi presenti

I numeri del business champions: più ricavi, meno tifosi presenti

Il Bayern ha incassato 4,3 milioni di euro solo dal settore seduti contro l’Atalanta. Con il Real, stime interne parlano di 7 milioni. Un bottino che permette di coprire il 12 % del monte-ingaggi annuale, ma che trasforma la Champions in teatro d’élite. «Se vinci e il pubblico è vuoto, che senso ha?» commenta Jan Bauer, portavoce di «Club Nr. 12», il gruppo che raccoglie i malcontenti.

Il rischio è reale: la percentuale di rinuncia ai tagliandi vinti è cresciuta dal 4 al 9 % nelle ultime fasi eliminatorie. I motivi: costi trasferta, hotel triplicati e paura di investire centinaia di euro in un biglietto che, in caso di sconfitta, vale zero. Il club lo sa e ha già previsto un «secondary market» interno per evitare il bagarinaggio, ma la mossa serve soprattutto a proteggere l’immagine, non il portafoglio dei fans.

La lezione arriva dal mercato, non dal cuore. Il calcio moderno preferisce la tv, gli sponsor e i corporate lounge. Le tribune si svuotano, i profitti volano. E il 15 aprile, quando l’Allianz Arena si accenderà per il remake della finale dell’88, il vero duello non sarà solo Bayern-Real ma anche ricavi-spontaneità. Perché se il pallone è ancora rotondo, il prezzo del biglietto è diventato una forma rettangolare: 200 euro, tanti quanti ne servono per riempire un vuoto che nessun gol potrà colmare.