La frana turca inghiotte un'auto: roccia killer e pioggia bomba
Un masso grande come
un furgone si stacca dal costone, rotola per tre secondi scarci, colpisce la fiancata di una Fiat Egea grigia e la seppellisce viva. È l'una e cinquantatré di notte, in Turchia, provincia di Rize. Il conducente, 44 anni, non ha neppure il tempo di schiacciare il freno: l'abitacolo si piega come un barattolo vuoto, il finestrino esplora in mille schegge.Il video, diffuso dall'Anadolu Agency e ripreso da Reuters, dura sedici secondi. Basta a capire che la montagna, stavolta, ha vinto lei.
Pioggia a dirotto e niente preavviso
Per tre giorni consecutivi la costa del Mar Nero ha ricevuto il doppio della pioggia prevista per tutto marzo. Il suolo vulcanico, già frastagliato da tagli stradali e da una rete idrica abusiva, ha ceduto senza preavviso. Nessuna sirena, nessun sms di protezione civile: solo il tonfo secco del basalto che si stacca.
Il governatore di Rize, Ibrahim Çelik, parla di “evento isolato”, ma i dati del ministero dell’Ambiente raccontano un’altra storia: 1.400 frane registrate in sei mesi, 38 vittime solo nel 2025. Il costo dei danni supera già i 300 milioni di euro, cifra che grava sul bilancio di un Paese alle prese con una lira che vale meno della carta igienica.
Lo scorso gennaio la stessa arteria, la D010, era stata chiusa per smottamenti. I lavori di consolidamento erano iniziati e poi bloccati: mancavano i fondi. Ora la frana ha ripulito il cantiere, portando via anche i sacchi di cemento mai utilizzati.

La corsa ai soccorsi e il conto salato
Vengono da Trabzon, a 75 km di curve, le squadre di soccorso. Scavano a mani nude per paura che la ruspa faccia crollare il versante. Dopo quattro ore estraggono il corpo di Mehmet Yildiz, impiegato comunale, padre di due bambini. Il referto parla di “traumi schiaccianti”. La famiglia chiederà il risarcimento, ma lo Stato ha già dichiarato lo stato di calamità “parziale”: significa che il tetto massimo previsto è 25.000 euro, non basta a coprire le spese funerarie.
Intanto la trafficatissima D010 resta interrotta. Camion e tir devono aggirare 180 km in più verso l’entroterra, facendo lievitare i prezzi del tè — l’oro verde del Nord — già in rialzo del 12% in borsa. Una catena di effetti che parte da un singolo masso e arriva dritta alle nostre tazze.
La prossima settimana il governo presenterà un “piano anti-dissesto” da 2 miliardi di lire, circa 55 milioni di euro. Due mesi fa la cifra era doppia: la svalutazione ha mangiato metà del budget. C’è chi giura che la prima voce tagliata sarà proprio la manutenzione delle strade secondarie. Il cerchio si chiude, la montagna aspetta il prossimo acquazzone.
Alle 3:18 il traffico torna a scorrere, deviato. Qualcuno ha già piazzato un cippo di plastica bianca a ricordo del punto esatto in cui la strada è finita sotto la roccia. Il cartello recita: “Guida con prudenza”. È l’unica politica climatica che, al momento, non costa nulla.