Magdeburg: l'uomo delle toilette che dorme 3 ore per colpa di un terrorista

Horst S. ha restituito le chiavi dei bagni chimici e non è più riuscito a lavorare. Da quel 20 dicembre il Magdeburg ha chiuso la serranda della sua vita: tre ore di sonno a notte, poi sveglia di colpo, sudore, respiro corto. Il cliente che bussò urgente alla porta del wc gli salvò la pelle; lo spostò di due metri, fuori dalla traiettoria del fuoristrada che falciò il mercatino di Natale. Morirono sei persone, 300 ferite. Lui è fra i «non vittime», quelle con l’anima spappolata.

Il testimone che non riesce a chiudere gli occhi

«Mi ha rubato il sonno. Ogni notte alle due, come un allarme, gli occhi si aprono e non si richiudono più.» Così, lunedì, ha raccontato al tribunale di Magdeburg la sua «superstite a metà». L’imputato, Taleb al-Abdulmohsen, 51 anni, psichiatra saudita, digiuna da mesi: perde un chilo a settimana, le manette gli girano attorno alle ossa. Ma Horst, 62, ex manutentore delle ferrovie, ha perso altro: «Il mio corpo è qui, la testa è ancora sotto quella betulla, a sentire gli urli, a vedere i corpi che volano.»

Il pubblico ministero lo ha iscritto come parte civile. Non per chiedere soldi: «Voglio solo che il giudice capisca che il conto non lo pagano solo i morti.» Il suo avvocato ha depositato una perizia del professor Rainer Twele, primario di medicina legale: disturbo post-traumatico, esaurimento, rischio di suicidio. «Prima dormivo otto ore, adesso conto i minuti come monete.»

La cliente che salvò un uomo e il peso del caso

La cliente che salvò un uomo e il peso del caso

Quella donna, mai identificata, ha cambiato la fisica di un destino. Se non avesse urlato «Scusi, posso entrare?», Horst sarebbe rimasto nel centro della corsia. Invece è tornato indietro, ha riaperto la porta, ha sentito il rombo del motore e poi il silenzio-polvere dei corpi che cadevano. «Ho visto un pupazzo di neve imbrattato di sangue. È rimasto lì tre giorni, nessuno lo toccava.»

Il processo è un mosaico di storie simili: il venditore di vin brûlé che ha perso l’olfatto, la bambina che non parla più, il poliziotto che si è dimesso. Ma la statistica tedesca non ha casella per «insonne cronico da terrorismo». Per questo Horst ha dovuto spiegare al giudice che le sue ferite non hanno punti, né cicatrici. Solo un vuoto che si allarga ogni volta che chiude gli occhi e non riesce a dormire.

Al termine dell’udienza ha chiesto di restituire le chiavi originali, quelle del box di servizio. «Non servono più. Il mio turno è finito.» Fuori, il mercatino di Natale è già tornato a colorarsi di luci. Lui ha infilato le mani in tasca: «Le luci non mi arrivano. Io vedo ancora il buio sotto la betulla.»