Mainz, 30mila tifosi e una conference da sogno: la febbre europea travolge la renania
La MEWA Arena balla sul Reno. Mentre scrivo, 30.000 tessere rosse e bianche sono già in tasca: è il primato assoluto di soci del Mainz 05, un numero che nessun presidente aveva mai sfiorato. E il motivo è un solo nome: Conference League. Per la prima volta il club sta scavalcando gli ottavi, si tuffa nei quarti contro il Racing Strasburgo e trascina con sé una città intera.

Il fiume, le barche, il calcio
Il 16 aprile si giocherà il ritorno in Alsazia. L’idea è folle come solo i tifosi tedeschi possono permettersi: pullman fino a Karlsruhe, imbarcazione lungo il Reno per sei ore e mezzo, musica pop, birra e cori, sbarco a Kehl, poi altro bus fino allo stadio. Due mila biglietti per l’away sector sono evaporati in pochi minuti. Il club ha dovuto chiudere le prevendite per evitare il caos. Chi non ha trovato posto si sta organizzando in gruppi facebook privati: «Arriviamo pure a nuoto», scherza un utente, ma nei commenti tutti sanno che è mezza verità.
Il dato, però, non è solo folklore. I conti della società parlano chiaro: ogni serata europea vale tra i 2,5 e i 3 milioni di euro tra incassi, diritti tv e merchandising. Sommate le tre gare casalinghe giocate finora e siamo già a cifre che coprono un terzo del budget stagionale per gli acquisti. Il direttore finanziario lo ha detto apertamente ai sindaci della regione: «Senza questa Conference, il progetto stadio nuovo slittava di altri tre anni. Adesso stiamo accelerando i lavori».
Il tecnico Urs Fischer, 60 anni e la voce sempre un mezzo tono più bassa, sorride appena gli si chiede dell’esodo: «I giocatori non hanno mai visto nulla del genere. Quando scenderanno dall’autobus e troveranno un fiume di rosso, capiranno perché qui si parla di identità prima che di risultati». È lo stesso uomo che, due mesi fa, ordinò al suo staff di proiettare in sala video le coreografie di Anfield e Dortmund per spiegare cosa significa “Europa” a chi viene dal vivaio. Oggi quel video è superato: le immagini sono quelle reali, scattate con il telefonino e rimbalzate sui social ufficiali.
Resta un dubbio: Strasburgo non è una trasferta facile. Il Racing ha appena cambiato allenatore, il nuovo modulo a tre dietro sta concedendo meno di un tiro nello specchio ogni partita. Ma nel quartier generale del Mainz nessuno sembra dormire. L’analista video ha passato al setaccio le ultime cinque partite francesi: 42 clip per ogni calciatore avversario, database condiviso in cloud, poi sedute personalizzate per ogni titolare. «Se perdiamo, non sarà per ignoranza», dice un assistente, gli occhi rossi per le notti in bianco.
Intanto, fuori dall’impianto, i vendors ambulanti hanno già esaurito sciarphe e bandiere commemorate. Un vecchio abbonato stringe tra le mani la tessera numero 00001, quella di famiglia dal 1967: «Mio nonno non ha mai vinto nulla. Io potrei portargli una coppa. Vale tutto: anche farmi venire la sciatica a cantare per novanta minuti». La storia, in fondo, si ripete sempre così: un fiume, una barca, una città che vuole scrivere il proprio nome su una coppa d’Europa. Il resto è solo inizio.