Mircea lucescu crolla in ritiro: il mito di 80 anni che non si ferma
Si è accasciato sulla sedia mentre spiegava la tattica del pressing alla Slovacchia. Mircea Lucescu, 80 anni e 49 di panchina, è crollato domenica nella sala video di Otopeni, due ore prima del volo charter per Bratislava. Gli occhi vitrei, il respiro corto: il ct rumeno è stato intubato sul posto e trasportato in codice rosso all’ospedale Floreasca di Bucarest. Ora è stabile, ma resta in terapia intensiva: «Aritmia cardiaca da stress», filtra dal reparto.
Una vita intera in 90 minuti
È il 25 agosto 2024 quando la Federcalcio di Bucarest lo richiama per la seconda avventura sulla panchina della Nazionale, trentotto anni dopo l’ultima volta. In mezzo, ha vinto campionati in Romania, Turchia, Ucraina; ha scolpito stelle come Douglas Costa e Mkhitaryan; ha alzato la Coppa Uefa 2009 con lo Shakhtar. Ma il suo motore segreto è sempre stato unico: il lavoro quotidiano. «Non esiste riposo, esiste solo il prossimo match», ripeteva ai giocatori. L’ha seguito anche giovedì, quando la Romania è uscita sconfitta 0-1 dalla sfida di qualificazione contro la Turchia. Ha parlato per 45 minuti nello spogliatoio, ha cenato con lo staff, ha preparato la presentazione video per la Slovacchia. Poi il crollo.
Il medico sociale Cristian Irimia racconta: «Ha accusato un dolore al petto, la pressione è crollata a 80/40. Abbiamo fatto defibrillazione precoce, somministrato epinefrina. Il tempo fra il collasso e l’arrivo del 118 è stato 6 minuti». Un dettaglio che vale una carriera: se la squadra di emergenza SMURD non fosse stata già a bordo campo per un controllo Covid, oggi parleremmo di lutto nazionale.

L’erede che non voleva succedere
Sulla panchina di Cluj, martedì, siederà Ionel Gane, ex centravanti del Bochum. «Non è un traghettatore», mi spieva qualche settimana fa Lucescu, «è il mio doppio tattico. Sa leggere la partita come me, ma ha 46 anni meno». Gane ha già guidato il gruppo durante l’ultimo raduno: lo stesso modulo 4-2-3-1, la stessa idea di pressing asimmetrico, la stessa frase in spogliatoio: «Chi si risparmia, si perde la maglia». Il contratto di Lucescu prevede un esame medico ogni 30 giorni: scadrà il 15 giugno, data ipotetica del playoff Mondiale. Ora è congelato.
La Federcalcio rumena non parla di sostituzione: «È in carica, solo assente». Ma dietro le quinte lavora già un piano B: Dan Petrescu, tecnico del Rapid Bucarest, ha rilasciato ieri un’intervista in cui si offre volontario: «Se serve, parto subito. Ho vinto con Cluj, connoisco i ragazzi». Il presidente Răzvan Burleanu però non ha ancora firmato alcun incarico: vuole aspettare l’ekg di domani.
Il conto da 3,5 milioni
Lo stipendio di Lucescu è di 3,5 milioni di euro lordi all’anno, il più alto nella storia delle nazionali dell’Est. Include una clausola «salute»: se il ct non può guidare per più di 30 giorni consecutivi, l’accordo si sospende e la Federcalcio può rescindere pagando un indennizzo pari a tre mesi. Fino a oggi nessuno ha mai pensato di attivarla: il mito di Lucescu era intoccabile. Ora il consiglio direttivo si riunirà venerdì. Il budget federale per il 2025 è già in rosso: -2,1 milioni. Se dovesse esercitare la clausola, risparmierebbe 875.000 euro. Un’inezia rispetto al valore simbolico di un uomo che ha fatto del lavoro la sua ragione di vita.
Resta da capire se il cuore reggerà a un altro sprint. I medici dicono che l’aritmia è reversibile, ma che «il segnale di allarme è chiaro: deve rallentare». Lui, dal letto d’ospedale, ha chiesto comunque il tablet con i video della Slovacchia. «Non mollo», ha scritto su un foglio. La Romania lo ha ascoltato per quarant’anni: adesso tocca a lei decidere se fermare il mito, o lasciarlo correre ancora.
