Mittelstädt escluso dalla germania: la porta è socchiusa, ma il treno passa

Due mesi. Tanto manca al taglio definitivo di Julian Nagelsmann, e Maximilian Mittelstädt lo sa. È appena tornato a casa dalla trasferta di Augsburg, dove ha dominato la fascia sinistra come ai tempi del sogno scudetto, eppure il suo nome non compare nemmeno tra i convocati per il test di lunedì sera contro il Ghana. L’europeo scorso era titolare inamovibile, oggi guarda la nazionale dalla tv. Il calcio, si sa, dimentica in fretta.

Il salto indietro di nagelsmann

Il ct ha scelto: David Raum e Nathaniel Brown gli occupano la corsia mancina. Uno ha 27 anni e il contratto alla Red Bull, l’altro ne ha 22 e il futuro dipinto da Adidas. Mittelstädt, 29, resta appeso a un filo di speranza che il commissario tecnico gli ha tirato durante una telefonata: «Continua a spingere, la porta non è chiusa». Parole rassicuranti, ma la lista dei 26 per il Mondiale è già stampata in bianco e nero sul tavolo di Herzogenaurach.

Lo scorso anno è stato un cantiere di errori. Troppi passaggi vaganti, qualche ingenuità tattica, l’infortunio che lo ha costretto a saltare la mini-tournee asiatica. Nagelsmann non perdona: quando perde fiducia, cambia pure i portieri. Così Mittelstädt è diventato il “vice” dei vice, costretto a guardare dall’alto della curva Sud di Monaco la semifinale contro il Brasile.

Il riscatto in maglia vfb

Il riscatto in maglia vfb

Poi è arrivata la svolta in Bundesliga. Tre assist nelle ultime cinque giornate, un gol contro il Wolfsburg, la catena con Chris Führich che fa tremare le difese avversarie. Contro l’Augsburg ha sfiorato il 10 in pagella: 12 cross, 9 duelli vinti su 11, 94% passaggi riusciti. Deniz Undav, compagno di reparto, non ci gira attorno: «Se continua così, Julian dovrà tornare sui suoi passi».

Il problema è il calendario. Tra due settimane lo Stoccarda affronta Bayern e Leverkusen, poi chiude a Mönchengladbach. Le convocazioni definitive arriveranno il 19 maggio. Sette partite, forse otto, per convincere un ct che ha già scelto il suo XI titolare. Nel mirino di Mittelstädt c’è il primato di Philip Lahm: ultimo tedesco a perdere il Mondiale dopo aver vissuto l’Europeo da protagonista. Storia diversa, stesso rischio.

Intanto il terzino si chiude in campo: «Non posso permettermi una pausa, ogni allenamento è un esame». Alle 20.45 di lunedì sarà davanti alla televisione, cappellino basso sul volto, a studiare ogni inserimento di Raum. Il sogno Qatar 2022 è naufragato per un centimetro di fuorigioco; il sogno Usa-Canada-Messico 2026 può ancora riemergere, ma la marea si ritira in fretta. Due mesi, appena. Nel calcio moderno è un’eternità, ma anche un battito di ciglia.