educazione

Polonia regala la benzina a 1,44 €: tedeschi in fila, bruxelles pronta a colpire

Da mezzanotte un litro di benzina a Varsavia costa meno di un caffè italiano: 6,16 złoty, appena 1,44 euro. Il governo di Donald Tusk ha abbassato l’Iva dal 23 all’8% e tappato il prezzo del gasolio a 7,60 złoty. Risultato: colonne di auto con targa tedesca ai caselli di Świecko e Gorlitz, taniche di plastica nel bagagliaio e code chilometriche. Il record europeo di interventismo energetico è polacco, ma il conto potrebbe tornare alla UE.

Il «turismo del carburante» fa tremare varsavia

Il ministro dell’Energia Miłosz Motyka, 33 anni, ha già avvertito: «Stiamo monitorando i flussi. Se i tedeschi continuano a svuotare i nostri serbatoi, arriveranno restrizioni territoriali o nazionali». Traduzione: polizia alle pompe, documenti al casello, tetto di litri per stranieri. Un copione già visto in Ungheria e Slovacchia, dove i prezzi più alti per targa estera hanno fatto scattare la procedura d’infrazione da parte di Bruxelles. Il diritto comunitario è chiaro: discriminare sul consumo è vietato dall’articolo 45 del TFUE. Ma a Varsavia, dove la benzina «made in Orlen» è diventata un simbolo di sovranità, nessuno sembra guardare a Est.

La manovra costa 3 miliardi di złoty in quattro mesi, soldi che arrivano direttamente dal bilancio dello Stato. «Stiamo pagando noi il pieno ai cittadini di Berlino», denuncia l’opposizione di PiS, già pronta a trasformare il tema in leva elettorale per le regionali di primavera. Il governo Tusk risponde con un muro di numeri: «Inflazione galoppante, trasporti in tilt, famiglie in difficoltà: il prezzo è la stabilità sociale». E intanto minaccia multe fino a un milione di złoty (230.000 euro) per chi supera il tetto.

Bruxelles osserva e conta i giorni

Bruxelles osserva e conta i giorni

La Commissione europea ha già aperto due procedure contro Budapest e Bratislava; per Warszawa potrebbe toccare il terzo strike. Il commissario Kadri Simson ha convocato i ministri dell’Energia per la riunione informale di febbraio: sul tavolo c’è la bozza di regolamento che vieta qualsiasi differenza di prezzo basata sulla nazionalità. Serve una maggioranza qualificata per far passare la sanzione e la Pologne ha già annunciato che userà il veto se toccano il suo «pacchetto anti-crisi». Il rischio è un nuovo braccio di ferro con Bruxelles, a meno di tre mesi dalle elezioni europee.

Intanto i driver tedeschi continuano a colmare il serbatoio a 1,44 €/l, circa 45 centesimi in meno rispetto alla media della Westfalen. Le stazioni Orlen a Slubice e Zgorzelec registrano incrementi di vendita del 240% sul weekend. Alcune hanno già istituito il «caffè gratis per chi fa almeno 50 litri», marketing di frontiera che profuma di guerra dei prezzi. Il tempo stringe: se la procedura d’infrazione dovesse partire, i distributori avranno 30 giorni per adeguarsi o trasformarsi in casi di polemica geopolitica.

La benzina a buon prezzo, però, non è solo un regalo: è il termometro di una Europa divisa tra solidarietà e sovranità. A Varsavia dicono di difendere i cittadini; a Bruxelles parlano di distorsione del mercato. Mentre i camion con targa tedesca rientrano nella notte, carichi di gasolio «polacco», qualcuno a Strasburgo sta già preparando la multa. La corsa al risparmio può durare poco: quando l’UE stringe, i prezzi tornano a lievitare. E il «paradiso dei 6 złoty» svanirà nel fumo di un motore spento.