Rheinmetall beffa le 'casalinghe' ucraine, ma zelensky fa fuoco: 'a me le sue armi non funzionano'
Ha definito le costruttrici di droni ucraine casalinghe che giocano con i Lego. Ora Armin Papperger, amministratore delegato di Rheinmetall, riceve la risposta più sonora che potesse immaginare: il presidente Volodymyr Zelensky in persona lo umilia pubblicamente, mentre il gigante tedesco dell’industria militare perde l’appalto miliardario della Bundeswehr. Il motivo? I suoi droni non funzionano.
La frase che ha fatto esplodere kiev
È bastata un’intervista al mensile americano The Atlantic, pubblicata venerdì, per trasformare Papperger nel bersaglio preferito di Kiev. «Hanno le stampanti 3-D in cucina, producono pezzi per droni. Non è innovazione», ha detto, liquidando in una battuta un intero ecosistema militare nato nelle case, nei garage e nei laboratori clandestini ucraini, capace di colpire 11.000 mezzi corazzati russi. Replica lampo di Zelensky: «Se ogni casalinga ucraina può costruire un drone, allora ognuna di loro può diventare amministratore di Rheinmetall». Colpo basso, preciso, letale.
Il consigliere presidenziale Oleksandr Kamyshin ha alzato il tiro su X: «I nostri mattoncini Lego hanno già distrutto più carri armati di qualunque prodotto tedesco». L’hashtag #MadeByHousewives impazza sui social, tra meme che ritraggono donne con grembiuli e lancia-granate, e vignette che mettono in fila i carri bruciati con etichetta “Rheinmetall 0 - Casalinghe 11.000”.

Mentre papperger insulta, berlino cambia fornitore
Il crollo di immagine è solo l’inizio. A febbraio il ministero della Difesa tedesco ha assegnato il contrato per 4.000 droni kamikaze da 400 milioni di euro, escludendo proprio Rheinmetall. Motivo ufficiale: «Uno dei candidati non raggiunge gli standard qualitativi necessari». Traduzione: i droni di Papperger non volano, o volano male. Il deputato SPD Andreas Schwarz non usa mezzi termini: «Non c’è tempo da perdere con chi non sa consegnare ciò che promette».
L’azienda ha tentato una retromarcia sabato, parlando di «malinteso» e «rispetto per ogni contributo ucraino», ma un’autentica scusa non è arrivata. Troppo tardi: Kiev ha già inoltrato la richiesta per sospendere ogni trattativa futura con Rheinmetall, secondo quanto filtra dal palazzo presidenziale. Le casalinghe, intanto, continuano a stampare in 3-D componenti che volano — e colpiscono.
Il mercato globale degli armamenti non perdona chi sbaglia tempi e toni. Papperger ci ha provato a deridere il nemico, ma si è trovato con le mani vuote e le tasche meno piene. La lezione arriva da un paese in guerra: chi sottovaluta la creatività di chi combatte per sopravvivere, finisce per perdere anche la guerra dei contratti.
